lo farete?

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disegno045Mi scrive un ragazzo di 17 anni:

“Molti credono che noi adolescenti difronte al ‘’femminicidio’’ rimaniamo estranei e l’argomento non ci tocca affatto, invece non è così, forse non siamo molto attivi per eliminare tutto questo, ma non si può dire che rimaniamo estranei. Io quando sento parlare di una donna che è stata uccisa dal marito, ex, fratello, padre e altre “sotto categorie” di uomini rabbrividisco, mi sento violato. E’ UNO SCHIFO. Credo che qualsiasi essere con un briciolo di coscienza si senta scosso dentro, poiché siamo sempre a stretto contatto con una figura femminile, fin dalla nascita, e non si può rimanere estranei.”

Ecco ragazzi – ma mi rivolgo anche alle ragazze – potete ricominciare da quel “forse non siamo molto attivi“, e trasformarlo in un qualcosa che parta da voi, perché sono vostre le vite in bilico, potete scegliere dove vorrete andare.

E allora vi riporto le parole con cui ho chiuso il libro Non lo faccio più, perché quel “mi sento violato” arriva anche sulla mia pelle, perché io ci spero nella vostra rivoluzione, perché io ci credo.

“La violenza non è un problema femminile.
E’ un problema maschile che diventa femminile quanto quello maschile rimane irrisolto.
La violenza a volte si costruisce insieme, accettando ruoli e gesti giorno dopo giorno, anche tra compagni di scuola, anche tra fidanzati.
Un aggettivo offensivo, uno schiaffo, una tirata di capelli.
Spesso la violenza parte da gesti che le ragazze per prime  tendono a minimizzare o nel peggiore dei casi, ad interpretare come espressioni di passionalità e  virilità.
O a trascurare perché lievi e sopportabili,  così che a poco a poco la violenza si insinua nelle nostre relazioni e ne diventa una componente subdola e determinante.
La violenza si costruisce insieme e si demolisce insieme, creando rapporti senza contrapposizione di genere e con maggiore complicità.
Scrollandosi di dosso un’eredità misogina che ci imprigiona in ruoli stabiliti da altri, in giochi manovrati da meccanismi obsoleti di cui però non riusciamo a liberarci.
E’ un’eredità greve, che odora di stantio, se non di marcio, che tiene a galla un modello di virilità che non ha più riscontri nella vita reale ma contro il quale si stenta a costruire un’alternativa perché rimane il modello dominante dell’immaginario mediatico.
In tanti cerchiamo di fare la nostra piccola parte, ma soltanto la forza di una gioventù compatta ci può riuscire, quella dei giovani che non temono di dire che in quel modello arcaico di virilità legata al potere e al dominio non si riconoscono.
Servono nuove regole, nuove leggi, ma soprattutto nuovi comportamenti, nuovi pensieri.
Le giovani generazioni hanno nuovi strumenti di informazione, di conoscenza e di confronto.
Hanno la rete.
E dalla loro parte hanno la giovinezza, il tempo.
I giovani uomini hanno il tempo per la cura, per prendersi cura di sè e degli altri, per godere della tenerezza e dell’abbandono ai sentimenti che i loro padri non si sono concessi, lasciando alle donne il piacere di manifestare la propria umanità, di esprimerla e di condividerla.
Questa gioventù del nuovo millennio, ne sono certa, non vuole ripercorrere strade infelici.
Non vuole inseguire modelli fallimentari, nè vuole interpretare ruoli che altri adulti gli hanno preconfezionato.
Questa gioventù aprirà nuovi sentieri, senza assomigliare a nessuno, soltanto alla parte migliore di se stessa”.

Lo farete?

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