ragazze in movimento

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ci scrive Beatrice (un’altra Beatrice),  22 anni

5 anni fa ero un’alunna della classe 4^ sa di un liceo socio psico pedagogico e , insieme alle mie compagne, dovevo decidere il tema da affrontare per l’area di progetto.

I candidati    erano:       le problematiche degli adolescenti, il mondo dell’infanzia e la violenza sulle donne. Beh ammetto di aver votato la prima opzione e a dir la verità non so nemmeno perché. La classe poi ha scelto in maggioranza la tematica femminile e pensando a quello che è successo dopo, non sono mai stata così felice di aver sbagliato. Terminate le scuole  superiori sono diventata vice presidente dell’associazione “Non è colpa di Pandora” e adesso impegnarmi, mettermi in gioco, ridefinire me stessa per i diritti delle donne è diventato parte  fondamentale della mia vita. Spesso io e le mie compagne di “Pandora” veniamo definite straordinarie. E’ vero siamo straordinarie, fuori dal comune, ma dopo un gentile “grazie” di  risposta penso che non sia giusto essere straordinarie. Realtà come la mia dovrebbero diventare la normalità, dovrebbero diventare ordinarie. Il nostro senso di giustizia, di civiltà, di  uguaglianza, di libertà e di speranza che ci spinge a fare quello che facciamo, ma soprattutto a non restare inermi davanti alla realtà, dovrebbe diventare universale. Non posso dire di conoscere la violenza, ma conosco la lotta alla violenza.

0 Responses

  1. Elena

    Splendida testimonianza che personalmente mi da un sacco di speranza! Ma che pone anche evidentissima una domanda cruciale, soprattutto in questi anni di grandi difficoltà per i giovani: perchè non è questa la realtà? Perchè c’è non solo chi non lotta ma chi non si rende conto che c’è da lottare e accetta passivamente la cultura imposta? Ma soprattutto…come spiegarne la necessità?

    • B

      Forse siamo figli di una generazione che sembra aver dimenticato di insegnare a sua volta. Secondo me uno dei presupposti è questo. Ma dal momento che non si può piangere sul latte versato – o quanto meno non è produttivo- dovremmo comunque rimboccarci le maniche e sistemare le cose! Si… ma come? E partendo da quali cose? E soprattutto le cose DI CHI? Uno dei problemi per la nostra generazione è qui: sempre di meno ci si sente parte di qualcosa (per esmpio dell’Italia) e non si ha la motivazione, nè l’interesse, per impegnarsi in un contesto sociale, apparentemente più sfavorevole di altri, e verso il quale non ci si sente nè debitori nè possibili “salvatori”. Almeno questo è quello che vedo, anche se per adesso (o forse “non ancora”) non mi riesco a immedesimare in questo stato d’animo.
      Per spiegare la necessità di un cambiamento si potrebbe tentare di dipingere, grazie all’immaginazione, delle alternative migliori (non ottimali, non giuste, ma miglioriI. Ma ultimamente siamo scarsi pure in fantasia, capacità di serie B. Ciao

  2. Elena

    Interessante questo spunto…é un pò che rifletto su questo tema.
    Mi chiedo fino a che punto siamo responsabili (intendo con noi la generazione under 30) o quanto piuttosto siamo stati travolti da un ventennio di allontamento sistematico dalla partecipazione politica.
    Ma soprattutto mi chiedo quanto conti anche in questa nostra resistenza alla partecipazione e all’attivismo la cultura gerontocratica esistente in Italia.
    Ho la sensazione, ma faccio solo una buttade, che il considerare sempre troppo giovane (in Italia a 40 anni sei definito ancora “ragazzo”, spesso -e poco volentieri- si è pure ancora precari) non faccia altro che delegittimare il pensiero under 30, rendendo difficile ritagliarsi uno spazio di espressione.
    Sia bene inteso, non voglio ne fare di tutta un’erba un fascio ne tantomeno giustificarci…però…resto perplessa 🙂 !

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