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pubblicato in: femminicidio, legge, pedofilia, stupro | 9

imagesHo letto la sentenza sul caso di Catanzaro. Con fatica, perchè sale la nausea, è un pugno nello stomaco.

I fatti in sintesi sono questi:
Una bambina di 11 anni viene assegnata alla tutela dei servizi sociali.
Se ne prende cura un impiegato dei servizi sociali di 60 anni, Pietro Lamberti.
La polizia irrompe a casa di Lamberti e lo sorprende nel letto con la ragazzina.
Lamberti viene condannato a 5 anni di carcere (che mi sembran pochi ma non stiamo parlando di questo).

La Corte di Cassazione, su richiesta della difesa, annulla il processo d’appello perchè non è stata esaminata l’ipotesi dell’attenuante dell’accondiscendenza della vittima, in “relazione d’amore”, si legge, con l’imputato (dall’esame delle intercettazioni telefoniche che hanno portato all’arresto emergerebbe una infatuazione della ragazzina per l’uomo).

Stiamo parlando di una ragazzina/bambina di 11 anni con un uomo di 60.

Che cosa cambia se la bambina abbia o non abbia detto Ti amo?
Che cosa cambia se si era affezionata all’uomo?

NON CAMBIA NIENTE. NIENTE DI NIENTE. HA 11 ANNI. 
QUESTO E’ UN ABUSO, FISICO E PSICOLOGICO.

NON POSSIAMO ACCETTARLO,
E’ OLTRETUTTO PERICOLOSISSIMA, 
 POTREBBE CREARE UN PRECEDENTE. 

ONE BILLION RISING 2014 AVRA’ COME TEMA LA GIUSTIZIA. 
NOI NON VOGLIAMO LEGALIZZARE LA PEDOFILIA.

Qui sotto alcuni passi della sentenza, tratti da blog.you-ng.it

La sentenza impugnata, invero, ha motivato questa statuizione in considerazione del fatto che l’atto sessuale consumato dall’imputato costituiva la forma più invasiva e, pertanto, più grave di lesione dell’altrui integrità psicofisica; mentre non rilevava che l’imputato non avesse adottato forme di violenza o coartazione verso la vittima. Erano poi irrilevanti il consenso della vittima e la circostanza che i rapporti sessuali si erano innestati nell’ambito di una relazione amorosa. Ciò perchè il fatto che il L. avesse potuto provare un amore non meramente filiale verso la ragazza costituiva un sentimento innaturale, che comunque non aveva come ineludibile portato il congiungimento carnale. Un tale sentimento di affetto, anzi, avrebbe dovuto indurre il L. a preoccuparsi del corretto sviluppo psico-fisico della ragazza. Infine, l’imputato aveva dimostrato una notevole pervicacia. In sintesi, secondo la corte d’appello, al di là delle frasi di stile, l’attenuante in questione non poteva essere riconosciuta perchè vi era stata congiunzione carnale e perchè si trattava di una ragazza minore degli anni quattordici, il cui consenso non rilevava. L’attenuante è stata quindi esclusa sulla base di elementi in realtà non voluti e non previsti dal legislatore, nonchè di una giustificazione tautologica. Invero, esattamente il ricorrente osserva che il reato in esame indica senza dubbio un disvalore; tuttavia la prospettazione di una attenuazione in termini sanzionatori presuppone che, pur rimanendo fermo quel disvalore oggettivo, si possano ipotizzare ragioni mitigatorie attenuative, che certamente devono trarsi al di fuori di questo. La difesa aveva messo in rilievo che nel caso in esame, come emerge anche dalle sentenze di merito, l’atto sessuale si inseriva nell’ambito di una relazione amorosa; e che, sebbene l’abuso sessuale sia sempre connotato da grave invasività fisica, lo stesso nel caso di specie non poteva ritenersi invasivo allo stesso modo dell’ipotesi in cui avvenga con forza e violenza e al di fuori di una relazione amorosa, atteso che nel primo contesto derivano più contenute conseguenze negative alla minore sul piano psicologico.

“La circostanza attenuante della minore gravità nel reato di violenza sessuale non può essere negata per il solo fatto della tenera età della persona offesa (nella specie infradecenne), essendo necessari a tal fine elementi di disvalore aggiuntivo sulla base dei criteri delineati dall’art. 133 c.p., comma 1” (Sez. 3^, 26.1.2010, n. 11085, D.S., m. 246439) “in quanto, seppure gli atti sessuali commessi in danno di bambini in tenera età sono reati da considerare gravi per le ripercussioni negative sullo sviluppo del minore, non può escludersi che, per le circostanze concrete del fatto, tale delitto possa manifestare una minore lesività”
In particolare, la sentenza impugnata ha focalizzato la propria attenzione sulla esistenza degli elementi che caratterizzano la fattispecie criminosa (età e atto sessuale), ritenendoli incompatibili con la specificata circostanza, senza considerare e valutare gli ulteriori e attenuativi aspetti della vicenda prospettati dalla difesa, quali il “consenso”, l’esistenza di un rapporto amoroso, l’assenza di costrizione fisica, l’innamoramento della ragazza.
La sentenza impugnata ha negato l’attenuante avendo ritenuto incongrue le somme offerte in considerazione della rilevanza e della portata dei beni interessi, anche di rango costituzionale, oggetto di lesione, sicchè non poteva assumersi come sufficiente ed idoneo parametro di valutazione e liquidazione quello equitativo puro, ma dovevano considerarsi tutte le componenti del danno, ed in particolare la lesione cagionata alla dignità della minore, attraverso condotte che ne avevano compromesso il regolare sviluppo psico-fisico e le capacità di relazione sociale, tenuto conto, sotto tale profilo, della condizione di isolamento in cui la P. aveva vissuto nel corso della relazione con l’imputato e della maturazione di un distorto modello di rapporti interpersonali, foriero di inevitabili conseguenze sull’assetto di vita della minore. La corte d’appello ha poi parlato di un assetto psicologico inevitabilmente alterato, con serio e grave pericolo che gli effetti dello stress post-traumatico si ripercuotano sul futuro della ragazza condizionandone negativamente e definitivamente l’assetto di vita personale e di relazione, e ciò pur in assenza di qualsiasi accertamento descrittivo di vera e propria malattia. 
La difesa, in particolare, aveva specificamente eccepito: che il padre era rimasto sempre assente ed era comparso solo per chiedere il risarcimento dei danni; che il comportamento della madre era stato già censurato dal giudice di primo grado; che il fratellino già non viveva con la sorella; che la famiglia era già distrutturata prima della comparsa dell’imputato; che la solitudine della ragazza apparteneva già ad un vissuto precedente, tanto che dalla sentenza di primo grado risulterebbe che cercasse il L. proprio per colmare un vuoto affettivo; che pertanto dovevano considerarsi congrue le somme offerte come risarcimento del danno, compresa quella di Euro 40.000,00 offerta per la ragazza.

QUI LA NOTIZIA DAL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA:
http://www.ilquotidianodellacalabria.it/news/cronache/720148/Lui-60-anni-e-lei-11.html

9 Responses

  1. Luciano

    ma come è possibile che vengano emesse sentenze contraddittorie da cassazioni diverse ? questa estate un’altra sezione della cassazione ha sentenziato che è reato anche solo messaggiare con minorenni con intenti erotici e comunque chiaramente allusivi, anche senza azioni libidinose, ed anche se il minore risulta consenziente e…ora abbiamo una sentenza esattamente opposta ? allora ogni luogo ha una sua legge ? N0n è possibile concepire amore in casi del genere e poi gridare allo scandalo per altri simili ribelliamoci e facciamo girare !

    • Paolo1984

      questo assistente sociale si è approfittato in modo indegno del suo ruolo professionale!

  2. rosella de troia

    è inaudito…. è il segno dell’inciviltà e del degrado del nostro paese……ed inoltre è intollerabilmente vergognoso il silenzio assordante della stampa….

  3. clementina

    le “giustificazioni” della difesa e tutto il resto non c’entrano assolutamente nulla con il reato chiaro e lampante e senza attenuanti (semmai aggravanti, dato il vissuto drammatico della ragazzina e il ruolo ricoperto dall’imputato) : pedofilia, abuso di un sessantenne ai danni di una undicenne. Punto. Da condannare i giudici direi, sotto torchio anche loro, vuoi vedere che se giustificano …

  4. sconociuta

    non ce piu giustizia fra gli uomini ne sono consapevole cosi mi sono appelà a quella divina in quanto l violenza subita non ha volto xche ero in una prigione clandesina nuda con le vende negli occhi e non ho visto i mostri solo y segni nel mio corpo e nela mia anima che porto con me avevo 18 anni oggi 55in atessa di giustizia che prima o poi arrivera del buon dio che ha visto la mia soferenza in un paese centroamericano

    • cristinaobber

      cara, di fronte alle tue parole resto muta, e arrabbiata. anche Veronica, la ragazza che mi dato la sua testimonianza nel libro, conosce il volto soltanto di uno dei suoi stupratori, degli altri due ha solo un sospetto che non troverà mai risposta. non avere un volto è un dolore nel dolore perchè l’oggetivizzazione è ancora più grande. non avere giustizia è insopportabile. noi lavoriamo per questo, perchè la giustizia di Dio non ci basta. vogliamo città e case e scuole e prigioni dove la cattiveria degli uomini sia temuta e punita, non assecondata. ti abbraccio.

  5. sconociuta

    grazie cara delle tue parole e del bel lavoro che portate avanti quello che scrivi e vero ma e pur vero che anche se vengono puniti i mostri non si puo fare sparire il nostro dolor una scritura del apocalisi dice que le cose precedenti non salirano in cuore le cose brutte non li ricorderemo piu allora potrò essere felice b notte

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