ascolto il rap e penso che

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images-3ci scrive Oriana, 16 anni, che ha preso un brano RAP e ci ha pensato su:

(le frasi tra virgolette sono tratte da una canzone: “Paura, rum e fango” di Maxi B.)

Al giorno d’oggi per la violenza sulle donne non ci sono più confini, né geografici né sociali: la riscontriamo nel terzo mondo e nei Paesi occidentali più avanzati. Non ci sono più limiti, si va dagli schiaffi, allo stupro, fino ad arrivare, in alcuni casi, anche all’omicidio.

“Le mani addosso ancora, la sua violenza ancora, e ancora, la tua innocenza che ti muore in gola!” Non sempre si denuncia una violenza, a volte la paura si sovrappone alla consapevolezza di dover denunciare e provare a stare meglio, e vince il silenzio, vince la paura di ribellarsi a qualcosa di più grande. Ogni donna subisce una violenza, di diversi generi: può essere fisica (schiaffi, stupro, omicidio) o psicologica. Spesso si pensa che la violenza fisica sia la più dolorosa, ma non sono d’accordo con questo luogo comune, poiché la violenza psicologica, indiretta, brucia l’anima, e non si hanno ‘prove’ per denunciare il tutto.

“Ti hanno strappato il cuore, tu dici ‘è il meno’ e scoppi in pianto, almeno per il cuore c’è il trapianto, ma ti hanno preso l’anima, e quella è una soltanto.” Le donne che hanno subìto violenze, fisiche o psicologiche, hanno paura. Hanno paura di essere seguite, hanno paura di incontrare quell’uomo, paura che tutto possa capitare di nuovo, paura che da una violenza di una sola volta si possa passare a qualcosa di ‘cronico’, o allo stalking. Le donne che, invece, hanno una relazione con un uomo violento rischiano di più, sono private della loro stessa vita, non vivono più per vivere, non sentono più niente sulla propria pelle, tutto è indifferente da fuori, non hanno più un’anima, sono vuote; hanno la paura di denunciare le continue violenze, hanno paura che, se si denuncia, da violenze ‘abitudinarie’ si passi a un omicidio, e lì è in gioco la propria vita. Certo, una donna violentata non vive una Vita degna di definirsi tale, però VIVE, ed è sempre meglio di morire.

“Sei sporca di paura, bevi rum per lavare il fango.” Chi lo sa dove una donna violentata e impaurita si rinchiuda, ci sono così tanti modi! Può sfogare i propri problemi sull’alcol, sul fumo, su droghe, oppure non sfoga e basta, tiene tutto dentro sé per non sentirsi sola, i suoi problemi e i suoi pensieri le fanno compagnia.

“Ma tu non sogni più e gli uomini, mi dici ‘menalo.’ Ti chiedo cos’hai contro gli uomini? ‘Non hanno fegato.’ Così li provochi, li mangi e poi li vomiti. Gli uomini, che soffrano come hai sofferto tu, questi ipocriti!”. L’odio. L’odio verso gli uomini, verso se stessa. Perché un uomo violento, oltre ad essere problematico, è furbo. È furbo perché sa come giocare sulla mente fragile della donna, e sa come far ricadere tutte le colpe su di lei. Sa che lui ha problemi, sa che la colpa è solamente sua, ma ha una mente così ‘rovinata’ che non riesce ad ammettere di avere problemi, non riesce ad accettare di essere in difetto, di avere le colpe, e la donna sente la responsabilità della sua rovina sulle sue spalle.

“E soffochi, marionetta senza più controllo, stai coi fili della vita attorcigliati al collo. E mentre il mondo si balla l’ultimo tango, a te resta soltanto paura, rum e fango”. La donna violentata ha dei crolli cerebrali. La sua mente, come il suo fisico, non regge più. Il dolore è troppo, la paura mangia l’anima, come il terrore, e l’odio. La soluzione, e la cura, sarebbero solo la denuncia ma, come ho detto prima, non sempre si riesce ad esporre agli altri un problema del genere, e non sempre si riesce ad esporsi in prima persona su un argomento così doloroso.

In un mondo devastato credo ci voglia educazione. Educazione al genere maschile, per avere rispetto delle donne, per capire che noi non siamo inferiori a loro, soltanto perché hanno la ‘forza’ e perché ci fanno paura. Educazione al genere femminile, per avere rispetto di se stesse! Per preoccuparsi, per denunciare già al primo schiaffo, perché da un primo si passa a un secondo, a un terzo, e così via, fino a dove non si sa! In conclusione vorrei dire che le situazioni devono essere conosciute prima di parlare, giudicare, o esporsi. Vorrei dire che la vita va vissuta, e che nessun uomo dovrebbe avere la ‘responsabilità’ di scegliere se una donna deve vivere o no, nessuna donna deve avere più paura, nessuna donna deve ‘farsi mettere i piedi in testa’ e subire le violenze di un uomo che dice di amarla!

 

Dice bene Oriana, Educazione. Nelle sue parole anche molta disperazione e su questa disperazione voglio aprire una finestra, che porti aria; lo faccio con due righe dal libro “Non lo faccio più”.

Non sono parole mie, ma di una donna che da anni si prende cura di ragazze che subiscono violenza, presso il Soccorso Violenza sessuale di Milano SVSeD.

“…ma non è vero che non si può superare il trauma della violenza sessuale. Lo stupro è come una ferita. Se non ne hai cura, non si rimargina. Se invece la disinfetti bene, anche se fa male, guarisce. Non la dimentichi, ma la puoi guardare con occhi diversi.”

Cerchiamoli questi occhi, perché la vita va avanti, e deve andare avanti BENE!

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