ASIA ARGENTO E IL CASO WEINSTEIN: NON SAPETE COS’E’ LA VIOLENZA

articolo che ho pubblicato su LetteraDonna/Elle.

Non entro nel merito delle carriere delle donne che stanno denunciando Harvey Weinstein. Non mi importa stabilire se avessero o meno avuto successo denunciando prima le violenze. Questa curiosità allontana l’obiettivo da colui su cui dovrebbe rimanere, ovvero l’abusante, l’uomo di potere che in virtù di una posizione di forza agisce violenza psicologica e fisica.
Per quanto riguarda Asia Argento, spiace vedere che anche Vladimir Luxuria, che di certo conosce il peso del pregiudizio, sia caduta nella tentazione del dito puntato con quel paternalismo che tanto ci fa sentire migliori.

C’è differenza tra l’accettare un corteggiamento o una relazione sessuale per agevolare la propria carriera e subire una molestia. Una molestia arriva quando non te l’aspetti, destabilizza, turba nel profondo.
A chi, su Twitter, si diletta a insultare Asia Argento, dico: non avete idea di che cosa sia la violenza. Non avete idea di che cosa significhi respirarla in una stanza, in un ufficio, in un ascensore, nel retrobottega. Quel fiato sul collo, quel respiro troppo vicino, quella sensazione di panico e di violazione a cui non si arriva mai preparati. Non la prima volta. Nemmeno la seconda. E forse mai. Occorre essere forti per reagire, per denunciare, per essere padroni di sé stesse. Non esserlo, o non esserlo state, non è una colpa.

Per accanirvi con tanto livore contro una donna che ammette la sua vulnerabilità immagino abbiate esistenze traballanti, sempre in bilico tra frustrazione e invidia.
Non vi piace Asia? Pensate che debba la sua carriera ad essere figlia di o per aver avuto rapporti sessuali con? È questo che vi fa godere delle sue difficoltà in questo momento?

Il mondo è pieno di uomini che provano ad ottenere con il denaro ciò che non possono avere altrimenti. Con le donne che percepiscono forti lo fanno quasi con garbo, sottilmente, e basta uno sguardo per farli ritirare balbettando. Con le donne che appaiono più fragili non si fanno scrupoli, sanno sfruttare bene ingenuità e ambizioni, che si sia ad Hollywood o in una farmacia di provincia.

Ricordo l’operaia di una camiceria per cui ho lavorato per un breve periodo come segretaria. Avevo 20 anni, lei poco di più. Il titolare, che con me si era permesso di salutarmi due volte di seguito con pacchetta sulla spalla e si era scusato appena lo avevo redarguito, a lei palpava palesemente il culo. Un giorno le chiesi perché non reagisse con una sberla e mi rispose che temeva di essere licenziata. Erano tempi in cui a trovare lavoro in Veneto ci si metteva pochi giorni e così insistetti suggerendole di cercare un altro impiego. Sono passati 30 anni, eppure ricordo perfettamente le sue parole: «Perché tanto i padroni sono tutti uguali». Ecco, di questo dovreste twittare, del perché l’abuso sia ancora considerato prevedibile, comprensibile, scontato. Prima di tutto da voi.

Vi do una notizia: non lo è.

 

 

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