brava Beatrice che rompe il ghiaccio!

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Ci scrive Beatrice, 20 anni.

Il pistolero

Fatti dieci euro di ricarica, si è subito presentato il modo di farli fuori.
Roberto mi chiama, mi dice che gli devo dare una mano, di segnarmi questo numero, che devo chiamare prima possibile, perché “c’è qualcosa che non va”. Mi appunto ‘sto numero su un fazzoletto di carta.
“Pronto?”
“Ciao, Roberto mi ha dato il tuo numero, mi ha chiesto di chiamarti per…”
“Ah, si! Ciao, piacere, Chiara!”
Piacere. E così cominciamo a parlare. O meglio, comincia lei a raccontarmi perché Roberto mi ha chiesto di chiamarla. Ha una voce molto simpatica, un anno meno di me, studia a Roma, a La Sapienza. Cosa non mi ricordo.
Sta con questo ragazzo, che ha sedici anni più di lei. “Un ragazzo molto sensibile” con la passione del tiro sportivo, è sempre al poligono.
“In casa ha un arsenale” mi dice. E poi l’elenco. Di quando l’ha lasciato, perché “insomma avevo perso la testa, non so, era un periodo così..”. E lui?
“Lui mi ha minacciata, ha detto che ammazzava i miei genitori.”
Gli stessi genitori che l’hanno poi accolto in casa loro, quando lui portava i mazzi di rose rosse per riconquistarla.
Poi se l’è trovato a tavola, quando è tornata a casa per cena.
Lui che attendeva in stazione, veniva a sapere gli orari di andata e ritorno dall’università grazie al fratellino minore di lei. Lo passava a prendere e ci andavano insieme ad aspettare la sorella.
La madre di lui, poi, l’ha chiamata, dicendole che chissà che poteva fare suo figlio, s’ammazzava, che stava bene solo con lei, che lui aveva bisogno.
La testa Chiara l’ha “persa” si, ma per qualcun altro. Fabio, è di Milano, mi dice che le piace tantissimo. Ma ha paura anche per lui: “se scopre che mi piace un altro, lo trova, e lo ammazza”.

Sono tornati insieme ora.
“Perché lui in fondo mi vuole molto bene”
“Non sai quante cose mi compra”
“Ma poi se non sta con me, con chi sta?”
“Mi accorgo che lui non ha un equilibrio”
“No, non ne ho parlato con i miei. Mia mamma è felice di vedermi con un ragazzo. Non voglio farla preoccupare”
“Ma alla fine non ha mai fatto niente”
“Sono confusa”
“Magari vado in uno di quei centri che mi hai detto e faccio due chiacchere. Ma mica voglio fare niente, così giusto per sapere.”

Non l’ho più sentita. Forse è tornata con lui.
Spero di no.
Quasi quasi le scrivo un messaggio.¬¬

9 risposte

  1. Sebbene possa risultare “quasi inquietante”, credo che situazioni simili capitino a molta più gente di quanta riusciamo ad immaginare.
    Mi auguro con tutto il cuore che questa ragazza abbia trovato la forza di reagire. Di parlare. Di comunicare quantomeno con la propria famiglia, che sono certa saprà darle consigli preziosi.
    In fin dei conti è così bella l’AMORE. Ed è così bello essere innamorati … ma allora perchè alcune persone trasformano questa meravigliosa esperienza in qualcosa di così vile, meschino e, perchè no, anche potenzialmente pericoloso?!

  2. Mio marito, figlio di separati, dice che “la guerra si fa in due”.
    E’ vero che un “lui” violento ha certamente dei problemi, ma la donna che sta con lui lo fa per scarsa autostima, che non le fa credere fino in fondo ai campanelli d’allarme che sente suonare.
    Però…
    Spesso a noi donne, ammettiamolo, piace essere “prese”, perchè ciò ci esime dal peso della scelta.
    Oppure, ci sentiamo molto potenti e gratificate quando ai nostri primi tentativi di “salvarlo” lui sembra reagire bene e “cambiare davvero”.
    Potrei andare avanti…vero ragazze ? 😉
    Ecco che si crea il circolo vizioso: lui azzarda sempre più in là, perchè lei glielo consente.
    E’ facile scavare nella psicologia di un uomo violento: è solo manifestazione di estrema debolezza.
    Ma noi donne siamo più complesse…la nostra situazione di vittime non è forse causata da un mortale mix tra un’estrema debolezza e paradossalmente una (illusione di) estrema manifestazione di potere (il potere della vittima, il potere di chi crede di non essersi assunto il peso di scelte sbagliate….) ?
    Scusate lancio questa provocazione, vorrei che scavassimo su questo…perchè così smascheriamo il gioco e nulla ci fermerà più dal lasciare in tempo un uomo con simili problemi.

    • Cara Clara, certamente hai toccato un tasto dolente. Quello che tu chiami “potere della vittima” però, io non lo ricondurrei tanto al “poter di non dover scegliere” quanto alla scarsa autostima e al senso di colpa, da sempre inflitto nell’educazione alle donne, che ti fa credere che la forza sia il sacrificio estremo di sè. Un po’ come dice questa ragazza: “se non sta con me con chi sta” si, ok…ma i bisogni di lei dove sono? la spinta sociale la vedi nelle frasi delle due madri: una che le dice che senza di lei suo figlio si ammazza (più senso di colpa di così…) e l’altra che è solo felice di vederla con un ragazzo, fosse anche il Barbablù armato della situazione. insomma non direi che è tanto la psicologia femminile ad essere più complicata ma l’educazione ad assumere ruoli sempre passivi di crocerossina, di martire, di chi mette i bisogni dell’altro prima dei propri e di chi si sacrifica ad oltranza, come in fondo, anche inconsapevolmente ha fatto questa ragazza, cedendo alle pressioni e non seguendo quello che invece era il suo vero sentimento verso il ragazzo di Milano. Se volgiamo liberarci dalla violenza e acquisire una migliore autostima dobbiamo partire dall’educazione di tutti, ragazze e ragazzi e portarla fuori dagli schemi di genere che spesso generano solo spirali di violenza e aggressività.

      • Sì, so bene che la “spinta sociale” ha un grandissimo potere su di noi… Ma siamo sicure di subirla solamente, e di non andarla invece anche a cercare ? Questa era la mia provocazione, in sintesi.
        Conosco molte ragazze che si sono sacrificate senza avere subito alcuna pressione.
        Ancora una volta, se affermiamo che è tutta colpa della spinta sociale, ci solleviamo dalla responsabilità della scelta, e assumiamo il ruolo di chi si sacrifica x il bene altrui, che poi rischia di scivolare in quello di di vittima se il nostro “sacrificio” non porta frutti.
        E’ un bel ruolo, ci rende degne di ogni compassione e ammirazione (aver abbandonato a se stessa una persona bisognosa di aiuto è dura da sostenere, anche davanti a noi stesse), e ci solleva dalle responsabilità.
        E’ un po’ come se non volessimo diventare mai completamente adulte.
        Perchè siamo sensibili, e sappiamo fino in fondo cosa significa (gli adulti spesso fanno scelte dure), e ne abbiamo paura.
        Un “no” anche doloroso detto al momento giusto lo sa dire solo un adulto. Dotato di un giusto grado di autostima, certo.
        Vedi il commento di Stefano, che parla di SANO EGOISMO…non a caso è un maschio.
        “Dovremmo rinunciare alla nostra sensibilità (il valore femminile per eccellenza) in nome dell’EGOISMO ?!?!? MAI !!!”
        Ma questo pensiero viene da NOI, prima che dalla società.

      • Non condivido la contrapposizione “egoista-sensibile” (la soluzione a una relazione malsana è essere più “egoista” col rischio di perdere “la sensibilità”? Le donne che vivono la violenza credo che finiscano per perderla, la sensibilità, e verso loro stesse. Nel senso che non si accorgono di piegare e mutilare la loro stessa identità. Spesso mi chiedo dove stia la responsabilità per questa “distruzione” della persona. C’è un fulcro, un uomo in questo caso, che origina la violenza, una ragazza molto giovane che in certi momenti non la riconosce nemmeno, questa violenza. Per sua volontà? Perchè è “più facile” o perchè inconsciamente aiutarlo, sopportarlo e sacrificarsi la fa sentire potente? Ci sono delle famiglie dietro che non capiscono NIENTE. La loro responsabilità quanta è?
        Ragioniamo sempre come se emozione e ragione si potessero separare, come se “io” e “gli altri” fossero qualcosa di DAVVERO separabile, come se condizionamento sociale e autonomia dell’individuo fossero distintini da una bella linea pulita. La vita, la realtà e le persone ovviamente non “funzionano” così! Forse per capire e contrastare la violenza in modo ancora più efficace dovremmo uscire dalle dicotomie e capire che la rete di relazioni ed influenze è davvero ampia e coinvolge soggetti insospettabili, in modi sottovalutati (IN PRIMIS attraverso il linguaggio: non si dice abbastanza “violenza maschile contro le donne”, ma solo “donna X vittima di VIOLENZA”. Un problema con costi umani ed economici altissimi è ridotto a “questione femminile”. Non si può.
        Un po’ lungo scusate 😛

    • Penso sia molto difficile quando si parla di violenza riuscire a capire dove inizia e chi la sostiene.
      Vedo la violenza più come un circolo sostenuto e alimentato da tanti elementi e attori diversi ed è davvero difficile sia esimersi dalle pressioni sociali ma anche familiari e addirittura culturali, quanto mettersi in discussione in prima persona, come fai giustamente notare.
      Purtroppo certe pressioni, influenze, retaggi fanno parte di un bagaglio inconscio e allo stesso tempo mettersi in discussione significa anche affrontare e fare i conti con un dolore enorme ed emozioni che non sono per loro natura sostenibili facilmente. Credo che il nodo sia un pò questo…fare finta di non vedere o non interrogarsi su questi temi o persino subire ha a che fare con la fatica che la consapevolezza di certo dolore comporta.
      Partire da noi stessi, a prescindere dal genere credo sia la chiave.

  3. Purtroppo a volte il vero problema è che si pongono le aspettative degli altri davanti alle nostre reali esigenze!
    Ragazzi/e non bisogna precludersi la felicità perchè persone “estranee” alla nostra vita si aspettano qualcosa da noi…impariamo a ragionare su cosa ci aspettiamo noi dalla nostra vita prima di dar peso a ciò che conta per gli altri!
    si tratta di sano “egoismo”…e se si tratta di vivere bene e non di sopravvivere…che EGOISMO sia! 🙂

  4. Io penso che sia fin troppo facile dire a noi stesse,ma tanto mi ama e non lo farà più,era solo arrabbiato…oppure,sta volta è colpa mia forse quel pugno o quella sberla in fondo me la sono cercata…ragazze,non nascondiamoci di fronte alla verità,a quella verità che ci sta stretta che ci fa stare male..UN UOMO QUANDO USA LA VIOLENZA SU DI NOI,N O N CI AMA!!!

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