“Credevo che”

3979830“Questa cosa mi terrorizza, ma…”, così scrive Paloma, di 23 anni.  E centra il punto.

Questo libro mi è stato consigliato da un’amica come lettura estiva. Quando lo comprai, non sapevo nulla a riguardo, sennonché trattava della violenza di genere.
Decidere di leggere un libro sulla violenza sulle donne, per una donna, può non essere facile. Sapere di andare incontro a qualcosa che ci riguarda e che ci farà male non piace a nessuno. La paura di sapere ci blocca e forse è proprio questa una delle ragioni per cui si sa sempre troppo poco su quest’argomento.

Nel libro è descritto il sistema adottato in Gran Bretagna per ridurre la violenza domestica, ma soprattutto, vengono raccontati tanti episodi veri di violenza. Storie di madri che per amore dei figli deliberatamente sottostanno a ricatti dei mariti, storie di mogli che per vergogna subiscono in silenzio, storie di amanti che vorrebbero denunciare, ma non possono perché amano troppo; storie di figli, troppo ingenui per capire e troppo piccoli per reagire: storie di persone molto diverse, apparentemente normali, che condividono esperienze raccapriccianti.

Più andavo avanti nella lettura più scoprivo cose che prima ignoravo: nelle donne fra i 16 ed i 50 anni, in Italia, il tasso di mortalità da violenza domestica supera quello per incidenti stradali e malattie; la violenza domestica colpisce trasversalmente la società, ugualmente ricchi e poveri, persone istruite e persone ignoranti; le vittime sono perfette attrici, con un sorriso e un po’ di fard recitano un’esistenza felice, nascondendo i segni della propria sofferenza fisica e sentimentale.
E mentre all’inizio della lettura non mi capacitavo di come le protagoniste delle diverse storie avessero potuto sopportare in silenzio insulti, pugni, sevizie e tradimenti del marito, e soprattutto perché coprissero i mariti, più andavo avanti e più la mia sensibilità si affinava: vergogna, solitudine, debolezza e amore sono ciò che impedisce ad una donna violata di reagire, comprensione e non compassione è ciò di cui ha bisogno.
“Perché non reagisce?” ”Perché non lo lascia?” “Lascialo!” Questi i commenti più frequenti letti ed ascoltati come reazione agli episodi riportati da giornali e telegiornali. Eppure addentrandosi in quel mondo, si capisce quanto sia semplicistico ed inefficace quest’approccio. Non è sufficiente incitare a lasciare, al contrario potrebbe essere controproducente. Ciò che serve è del semplice sostegno: qualcuno che aiuti la donna a capire che esiste un mondo migliore, che un’alternativa c’è. Potrebbe volerci molto tempo, potrebbero esserci delle ricadute ma nonostante tutto bisognerà manifestare rispetto verso le sue scelte, dandole però la sicurezza che quando finalmente si deciderà a cambiare vita, non sarà sola.

“Quante persone che mi circondano hanno avuto esperienze di questo genere?”
Questa domanda che spesso mi ha accompagnato nel corso della lettura. Prima credevo che quello della violenza domestica fosse un mondo terribile ma a me lontano, che avrei conosciuto solo attraverso i giornali. Adesso so che non è così, la protagonista di quelle storie potrebbe benissimo essere la mia vicina di casa, la mia migliore amica, una mia familiare.
Questa cosa mi terrorizza. Ma oltre alla paura c’è la speranza: la speranza che più si racconterà il male della violenza domestica, più si svilupperà nella collettività, a partire da noi, quella sensibilità necessaria per sconfiggerla.

Paloma Pionetti

2 Responses

  1. diana de marchi

    brava Paloma sono contenta di essere l’amica che ti ha consigliato la lettura, perchè è con voi giovani donne che dobbiamo lavorare, costruire e proseguire!

  2. cristinaobber

    sì, brava Diana per i tuo “consigli per l’estate”.
    anche quello delle “giovani senza valori” è uno stereotipo da combattere. che valori avevo io – e immagino tu- a 23 anni?
    gli stessi che Paloma esprime nelle sue riflessioni.

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