DIECI ANNI SENZA FEDERICO BARAKAT

Articolo che ho pubblicato su LetteraDonna/Elle.

Era un pomeriggio di febbraio. L’educatore che aveva in custodia Federico per garantire gli incontri con il padre era andato a prenderlo a scuola, per poi portarlo nella sede dell’Asl preposta. Il padre, presentatosi armato di pistola e coltello, con una scusa fece allontanare l’educatore e poi si scagliò con violenza sul figlio, prima di togliersi la vita. Aveva otto anni Federico Barakat, e morì dopo 50 minuti di agonia: come chiarì l’autopsia, gli spari lo colpirono di striscio, mentre gli furono fatali due coltellate all’addome. Altre lo ferirono sulle braccia: lottò per difendersi, lasciato solo con quel padre di cui aveva paura.

MESSO IN PERICOLO DALL’ALIENAZIONE GENITORIALE

Era un padre violento quello di Federico, come tanti padri violenti a cui viene concesso di vedere i propri figli perché il padre è sempre il padre, e la genitorialità va garantita, anche quando è palese che il diritto garantito è solo quello dell’adulto. Antonella Penati, la mamma di Federico, si era rivolta alle forze dell’ordine e ai servizi sociali per chiedere un sostegno, come vittima di stalking che cercava protezione. Fu definita madre alienante in nome della Pas (o alienazione genitoriale o parentale), fu definita persino madre malevola, in quanto mentiva sulla pericolosità dell’ex compagno per ritorsione personale. Fu minacciata di vedersi allontanare da Federico se non avesse smesso di opporsi agli incontri protetti, le fu detto che altrimenti le avrebbero trasferito il bambino in una casa famiglia.

BAMBINI IN PERICOLO COL DDL PILLON

Sono tantissime le madri separate dai loro figli in nome dell’alienazione genitoriale. E sono tanti i bambini che vengono trasferiti in case famiglie su cui è difficile indagare per analizzarne i bilanci e gli intenti. Garantire il rapporto padre-figlio, insomma, è ciò che conta. Esattamente come prevede il ddl Pillon, con cui la Pas verrebbe riconosciuta per legge. Antonella Penati combatte contro questo disegno di legge perché non vuole che quello che è successo al suo bambino accada ad altri bambini: per questo ha fondato l’associazione Federico nel cuore.

COME SOSTENERE LA MAMMA NELLA SUA BATTAGLIA

San Donato Milanese, dove a Federico è stato dedicato un parco giochi, Antonella ha ottenuto che sulla targa fosse scritto ‘Vittima di figlicidio’: una precisazione importante, che toglie di mezzo l’alibi dell’imprevedibilità, del raptus, e di tutte le menzogne che circondano queste tragedie annunciate. A Firenze, il 25 febbraio Federico è stato ricordato in un convegno che ha fatto il punto sulla situazione paradossale che si è creata in Italia, dove da un lato decine di associazioni anche cattoliche che si occupano di infanzia e famiglie chiedono il ritiro immediato del disegno di legge, mentre dall’altro l’alleanza di governo che per rispettare il ‘contratto’ pare sorda alle istanze della società civile e sostiene un impianto legislativo scritto da esponenti dell’integralismo religioso e da membri di associazioni di padri separati che esprimono un ideale misogino che mira alla sottomissione femminile, come svelato dalla trasmissione Presa Diretta. Federico ad aprile avrebbe compiuto 19 anni. Fisicamente non c’è più, ma rimane in vita grazie alla forza di una madre che non smette di credere nella giustizia. Per sostenerla nella sua estenuante battaglia è possibile fare una donazione sul sito dell’associazione. Per chiedere il ritiro del disegno di legge Pillon, invece, si può firmare la petizione lanciata dall’associazione nazionale dei centri antiviolenza Dire.

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