ECCO LE OMBRELLINE

articolo che ho pubblicato su LetteraDonna/Elle.

Luglio 2017; Sulmona, è di scena il Pd in una due giorni dal titolo «Idee per lo sviluppo dell’Abruzzo». Sul palco allestito all’aperto i relatori sono tutti uomini, tra cui il ministro della Coesione territoriale De Vincenti. Nell’Italia del nuovo millennio, che continua a chiamare quote rosa il diritto alla parità di genere, una presenza di soli relatori maschi ci dice – ancora? – che economia e sviluppo non sono temi da femmine, quando gli atenei di economia e commercio sono zeppi di brillanti studentesse, anche abruzzesi. Già questo sarebbe sufficientemente avvilente, ma a Sulmona è successo di peggio, e il pubblico si è ritrovato in una scena degna di Cetto La Qualunque.

Sul palco le femmine c’erano, tutte impegnate a reggere gli ombrelli per riparare dal sole e dalla pioggia gli incravattati relatori. Poco importa se l’organizzazione si è preoccupata di precisare che si è trattato di una azione volontaria da parte delle ragazze interessate. Ciò che conta è che questa immagine conferma il maschilismo culturale di cui siamo ancora intrisi. Lo sono coloro che hanno organizzato il dibattito tutto al maschile, lo sono le persone che su questo non hanno avuto niente da ridire, lo sono anche le ragazze che si sono improvvisate ‘ombrelline’, cosa che non è venuta in mente a nessun loro coetaneo lì accanto.

Perché il ruolo di cura in questo Paese è femmina e l’accudimento riguarda i bambini, riguarda gli uomini adulti che si incontrano sulla propria strada, riguarda gli anziani quando non sono più autosufficienti. Perché di cura gli uomini di questo paese ancora non si occupano, e i pochi che lo fanno si sentono quasi degli eroi, e vengono celebrati come tali.

Quello che è accaduto a Sulmona non è una boutade estiva su cui si monta una polemica inutile, come si è affrettato a dire il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso. È molto di più, è l’Italietta che ancora si esprime a luoghi comuni e stereotipi, nel linguaggio e nelle azioni, dalle più importanti alle più banali, dalle scelte della politica sul territorio a un piccolo gesto di attenzione affinché le teste maschili pensanti non si sciupino.

Tutto ciò a pochi giorni dalla scomparsa di Simon Veil, una delle più grandi intellettuali femministe che ha portato il suo orgoglio di donna nella politica del suo Paese. Mi ricordo bene il 1979, avevo 14 anni e lei diventò la prima donna alla presidenza del parlamento europeo. Nello stesso anno in Italia Nilde Iotti veniva eletta prima presidente donna della Camera dei deputati. Per chi come me è cresciuta respirando il vento del femminismo storico, quella foto è un insulto, una sconfitta, un monito a rinforzare il vento del ritrovato femminismo affinché ad insorgere nelle tante Sulmona di questo Paese siano proprio le ragazze.

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