Femminicidio di Laura Petrolito, una ragazza fragile ma così forte

«Siccome il corpo di Laura è rimasto incastrato fra le lamiere ha dovuto spingere con forza il coperchio».

Si è concluso così il femminicidio di Laura Petrolito, 20 anni, per mano del compagno Paolo Cugno che l’ha prima accoltellata più volte e poi gettata in un pozzo artesiano. Ma Laura non scendeva, non ne voleva sapere di sparire e allora ancora violenza, per gettare via, per annientare.

E poi ancora bugie di fronte ai carabinieri che dopo un lungo interrogatorio lo hanno portato alla confessione nella notte.

Era un ragazzo violento Paolo Cugno, così dicono le notizie che escono di ora in ora. Aveva picchiato Laura più volte, non era un rapporto ‘conflittuale’, era un caso di violenza domestica.

Il movente del femminicidio non è la gelosia, come leggiamo purtroppo anche stamane in alcune testate, a cominciare dall’Ansa (che non ci risparmia una foto impropria di Laura in atteggiamento ammiccante, quasi a giustificare la gelosia). Il movente è la violenza che alcuni uomini agiscono contro le proprie compagne, anche laddove, come in questo caso, ci sono dei figli piccoli, delle vittime di violenza assistita che oggi sono orfane di madre. Nessun raptus, lo diciamo ogni volta, lo stesso copione di violenza che si ripete ogni giorno fino a sfociare nella sua forma più efferata.

Laura viveva a Canicattini Bagni, in provincia di Siracusa.

In un post sul suo profilo Facebook Laura scriveva: «Prima di giudicare la mia vita o il mio carattere metti le mie scarpe… vivi il mio dolore, i miei dubbi, le mie risate… cadi dove son caduto io e soprattutto prova a rialzarti come ho fatto io». Era una ragazza forte Laura, con le sue fragilità ma con la voglia di guardare avanti. Non sappiamo se avesse chiesto aiuto per uscire da quella relazione, non sappiamo se invece pensasse di riuscire a cambiare con il tempo quel suo compagno violento. E per Laura non fa più differenza.

Mi chiedo ora se quelle persone giudicanti a cui si rivolgeva nelle sue parole si siano mai chieste come stava, se aveva bisogno di qualcosa, o si siano semplicemente mai fermate ad ammirare la forza con la quale si risollevava da una vita faticosa.

articolo che ho pubblicato su LetteraDonna/Elle

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