ho un corpo, esisto.

pubblicato in: femminicidio, legge, stupro | 2

marapost di Petra, 23 anni.

Negli scorsi giorni sono circolate in rete due notizie estremamente diverse tra di loro, ma ugualmente agghiaccianti: la prima riguardava l’esecuzione di due adolescenti pachistane , Noor Basra e Noor Sheza, due sorelle di 15 e 16 anni. Sei mesi fa, mentre tornavano a casa, un acquazzone le aveva colte d’improvviso e le due ragazze, invece che correre al riparo, si erano godute il momento – uno dei pochi di libertà probabilmente loro concesso – ed avevano iniziato a ballare sotto la pioggia. Non sapevano ancora che quell’unico, innocente, spontaneo gesto di allegria e spensieratezza sarebbe stato giudicato immorale ed irreparabile dalla comunità in cui vivevano.
Il fratello delle ragazzine verrà legittimato ad ucciderle, insieme alla loro madre, colpevole evidentemente di aver generato due donne incapaci di rispettare la legge coranica che vieta di ballare in pubblico.

La seconda notizia, invece, riguarda un articolo provocatorio, pubblicato sulla testata online “Il secolo XIX”, in cui il giornalista, adducendo come prova il proliferare in parchi pubblici, vicoli e locali di ragazzine vestite e svestite in maniera lasciva, afferma come esse attirino su di sé troppe attenzioni e si espongano irreparabilmente allo stupro.
Ancora una volta il principale argomento di discussione quando si parla di donne, specie se a parlarne sono uomini, è il loro corpo: un corpo pericoloso, capace di disonorare famiglie e comunità se si lascia andare ad uno degli istinti più naturali dell’essere umani, il divertimento.

Anche se lo fa, come le giovanissime pakistane, sotto vesti fino alle caviglie, un velo che copre il capo, maniche lunghe.
Un corpo che se esposto attraverso quanto propone la moda “occidentale”, risulta molto più visibile ed attraente di quando non lo sia con altri indumenti, ma ciò non dovrebbe modificare i confini del rispetto dell’integrità fisica delle donne, né la legalità dei comportamenti posti in essere nei loro confronti.
Risulta evidente come sia solo il mondo sessista e patriarcale di molti, troppi uomini, a vedere come problema il corpo femminile, sia che esso venga esposto in maniera inconsapevole o voluta, sia che esso sia esibito o semplicemente visibile perché esistente.
Andando ad analizzare le storie delle più di 60 donne uccise da gennaio 2013 per cause legate al genere, non si troveranno storie di donne “che se la sono andata a cercare”. Si troveranno vite normali, di donne diverse tra loro ma tutte più o meno consapevoli del diritto inalienabile e fondamentale alla vita, alla integrità fisica, alla libertà, alla felicità. Queste donne, chi più chi meno, cercavano di rivendicare il loro diritto a scegliere della propria vita e del proprio corpo: chi le ha uccise non ha soltanto messo la parola fine alla loro vita biologica, ma ha ucciso tutti i diritti fondamentali che esse incarnavano in sé in quanto esseri umani.

2 Responses

  1. Paolo1984

    condivido in pieno. Il rispetto che una persona, una donna merita non centra (e non dovrebbe centrare) nulla coi suoi abiti o col modo in cui vive il suo corpo

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