IL 25 NOVEMBRE E LA VIOLENZA SUI NUOVI MEDIA

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articolo pubblicato su LetteraDonna/Elle.

Il 25 novembre è la Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne. Contro il femminicidio, in un Paese che ogni anno fa la conta di tutte le donne uccise da uomini con cui erano, o erano state, in relazione. Possiamo immaginarle tutte insieme, distese sui lettini dell’obitorio, in una lunga fila di morti annunciate, perchè la violenza segue il suo copione, uguale nella sostanza anche in storie tra loro diverse. Perché sulle donne ci si deve vendicare, perchè delle donne ci si deve liberare quando diventano scomode. Come ha fatto pochi giorni fa Antonino Borgia, 51, imprenditore, sposato, che ha ucciso la sua amante, Ana Maria Lacramioara Di Piazza, 30 anni, incinta. L’ha uccisa con coltello e bastone. Le ha tagliato la gola. L’ha massacrata sapendo che aspettava un bambino. Suo. La prima coltellata proprio nella pancia. È la giornata contro la violenza domestica, psicologica, economica e fisica. Contro lo stupro, in un Paese in cui Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi, i militanti di estrema destra che hanno stuprato una donna per ore, filmando e divulgando i video di quella violenza in Rete, sono stati condannati a pene ridicole rispetto al crimine commesso, con un duplice danno: la vittimizzazione secondaria della vittima che non ha giustizia e un messaggio di impunità che ancora una volta si fortifica.

«SE FOSSE RESTATA A CASA…»

Daltronde siamo il Paese in cui un’avvocata (Maria Antonietta Cestra, di Latina), può parlare di Desirèe Mariottini, stuprata e uccisa a 16 anni da degli spacciatori criminali, dicendo che se la «poverina» fosse rimasta a casa non le sarebbe successo niente, e questo senza che chi la sta intervistando ribatta, dica qualcosa, o svenga pensando di essere stata catapultato nel 1950. Siamo il Paese in cui un disegno di legge che toglie diritti e libertà alle donne, che mette in pericolo la loro vita e quella dei loro figli, che vuole riportarci indietro di 70 anni, anzichè essere stracciato è stato oggetto di un dibattito mediaticamente impari e che solo il cambio di governo ha scongiurato diventasse legge. E quegli intenti sono ancora lì.

HATE SPEECH E LINGUAGGIO SESSISTA

È la giornata contro tutte le forme di violenza che oggi, con i nuovi media, si intrecciano l’una con l’altra. L’hate speech, l’odio in Rete, che quando si scaglia contro le donne ha quasi sempre un linguaggio sessista che richiude in casa, zittisce, propone prestazioni sessuali e augura stupri. Che si scaglia contro le donne che hanno visibilità pubblica, come Samantha Cristoforetti a cui viene suggerito di stirare o come Emma Marrone che durante un concerto ha detto «Aprite i porti» per sentirsi rispondere pubblicamnete di aprire le gambe. Come Laura Boldrini, che si è vista augurare di «fare la fine di una puttana» o di morire di «una morte lenta», e che ha dato prova di grande resilienza denunciando e lavorando duramente per raggiungere un risultato importante come la legge contro il Revenge porn.

ATTACCHI A DESTRA E A SINISTRA

Si attaccano le donne che parlano di politica o che fanno politica (a livello nazionale ma anche locale), a destra come a sinistra: a Giorgia Meloni diventa la «puttana fascista», la Santanchè la «puttana da uccidere». Si attaccano le donne che rompono gli stereotipi di genere, che escono dall’invisibilità anche nei luoghi di lavoro. Si attaccano quelle pensanti, che esprimono i loro pensieri. Che prendono decisioni e agiscono, come Carola Rackete, che oltre alla violenza degli odiatori si è vista processare da alcuni giornalisti per non portare il reggiseno e lasciar trasparire i capezzoli. 

IL BODY SHAMING CONTRO MICHELA MURGIA

Michela Murgia ha pubblicato l’elenco degli insulti che riceve, dove l’hate speech si sposa con il body shaming, ovvero la pratica di insultare qualcuno per il suo aspetto fisico, cosa che accade anche a Cristoforetti e a tutte coloro che non corrispondono al modello dominante di bellezza; «cesso», «scrofa», «ti vedo e vomito». Certo succede anche agli uomini (chi non ricorda gli aggettivi su Brunetta?) ma in modo irrilevante dal punto di vista dei numeri. Hate speech e body shamng non risparmiano nemmeno le minorenni, come le studentesse che hanno manifestato a Milano contro Salvini quando era ministro dell’interno o come Greta Thunberg, colpevole di aver pensato di aver qualcosa da dire ai grandi del mondo, colpevole di aver dato vita a una protesta planetaria da cui non si torna indietro.

GLI ATTACCHI A GRETA THUNBERG

Anche Greta per gli odiatori avrebbe dovuto rimanere a casa, come devono restare a casa le ragazze per non essere stuprate, proprio come fu detto in aula anche durante il processo per il massacro del Circeo, nel 1979. E invece le ragazze, oggi come allora, a casa non ci devono e non ci vogliono stare. Greta Thunberg viene insultata anche dagli abilisti (per la sindrome di Asperger), categoria numericamente rilevante tra gli odiatori. Una buona notizia ci è arrivata da Grosseto, dove il vice allenatore di calcio di una squadra di giovanissimi è stato licenziato dalla società per aver insultato su Facebook la 16enne svedese definendola una ”troia” che ha l’età giusta per andare a battere

OSSESSIONATI DAL PENE

La prostituzione è un tema che riguarda spesso gli odiatori delle donne, amano profondamente ciò che le sottomette, sopratutto sessualmente. Dai loro scritti emerge una vera e propria ossessione per il pene, in particolare se nero, ossessione che sarebbe interessante analizzare dal punto di vista psicanalitico, sociologico e antropoligico. Anche le donne che aderiscono alla chiamata nazionale delle sardine sono oggetto di attacchi sessisti che puntano sull’analogia tra il pesce e il pene.

LA MISOGINIA È DIFFUSA DA NORD A SUD

L’osservatorio Vox diritti ha pubblicato recentemente le statistiche su un monitoraggio via Twitter dell’odio in Rete da cui si evince che, a differenza di altri, quello contro le donne riguarda tutto il territorio italiano, da Milano e Napoli. Un Paese unito in questo, niente da dire. Tanto unito che l’utilizzo del linguaggio sessista e misogino anche da parte di uomini che ricoprono cariche istituzionali provoca un suo sdoganamento, così da essere utilizzato da ragazzini che a malapena sanno cosa sia il mondo e il sesso. «Voglio sborrare su questa troia», ho letto in un commento sotto la foto di una cantante. Quando sono andata a vedere chi fosse questo signore che aveva postato più di un commento ho visto che aveva 15 anni. Odiatori adulti e consapevoli, odiatori organizzati in campagne denigratorie, pischelli allo sbaraglio. Senza più freni.

LE CHAT CHE DIFFONDONO REVENGE PORN

I nuovi media permettono il proliferare del revenge porn, che non riguarda più soltanto degli ex che mettono on line video intimi ricevuti durante la relazione. Oggi vi sono chat e profili social in cui ci si scambia foto e video sulle proprie fidanzate e mogli riprese durante i rapporti sessuali con telecamere e microfoni nascosti. Vi sono gruppi segreti chepropagandano una misoginia (odio per le donne) esasperata, con frasi come «Le femmine sono carne da fottere e struprare» che esprimono tutta la frustrazione e la pericolosità che sta dietro certe affermazioni. Il revenge porn non si limita solo a diffondere immagini e video ma anche dati personali, link ai profili e numeri di telefono, così da alimentare i reati di cyber stalking e stalking, compromettendo anche l’incolumità fisica delle vittime.

GROOMING NEI CONFRONTI DEI BAMBINI

Il Grooming, l’adescamento sessuale on line, coinvolge anche l’infanzia, visto l’accesso sempre più precoce alla Rete, e soprattutto le bambine. La soluzione non è certo vietare l’uso della tecnologia, ma regolamentarla, aumentare la consapevolezza, lavorare in ottica di prevenzione con bambini e adulti. Tante sono anche le donne che vengono circuite online e diventano oggetto di ricatto. Serve legiferare. Ancora e meglio. Scrivere regole nuove che sappiano distinguere nel web tra libertà di espressione e l’incitamento all’odio, proibito dal nostro ordinamento. Che sappiano offrire strumenti di conoscenza e consapevolezza per un approccio più responsabile ai social e strumenti di protezione per chi subisce violenze che annientano e distruggono la vita.

SERVONO MODELLI MASCHILI POSITIVI

È urgente proporre modelli maschili positivi, rispettosi e complici del mondo femminile, anzichè antagonisti. Ci sono, fortunatamente non urlano, ma si espongono meno, e quindi rimangono meno visibili. I nuovi media amplificano la voce di chi grida e si rende così visibile, alterando la nostra percezione della realtà e della verità. Per cercare di arginare l’odio in Rete è nata l’iniziativa «odiare ti costa, a sostegno di chi subisce e vuole denunciare.

ODIANO SOPRATTUTTO LE DONNE

Dalle ricerche emerge che chi è capace di odiare, odia soprattutto le donne. Questo 25 novembre 2019 si può riassumere in un’immagine, quella della senatrice Liliana Segre accompagnata dalla sua scorta. Un’immagine che riflette tutta la drammaticità del momento storico che stiamo vivendo, dove oltre a sessismo, omofobia, razzismo e abilismo, assistiamo a un rigurgito di antisemitismo che testimonia quanto la cultura nazifascista sia strettamente collegata alla propaganda odiatrice che parte della politica utilizza per raccoglire consensi in nome della paura, esattamente come fu fatto prima dell’inizio delle persecuzioni degli ebrei, negli anni 30. E non è un caso che Liliana Segre, oltre che ebrea, sia donna.

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