IMMACOLATA STABILE AVEVA DENUNCIATO

articolo che ho pubblicato su LetteraDonna/Elle.

Ancora un femminicidio. È successo nella notte tra il 22 e il 23 luglio in provincia di Caserta, dove un uomo ha strangolato a mani nude la moglie Immacolata Stabile, che aveva da poco ritirato una denuncia per maltrattamenti. Per poi togliersi la vita. Poche ore dopo su una testata online di San Nicandro Garganico è uscito un articolo che ricorda l’omicidio di Maria Daniele proprio nella cittadina pugliese. Aveva 36 anni quando nel 2007 è stata uccisa dal marito, dopo numerose segnalazioni e interventi dei carabinieri per maltrattamenti e stalking. A raccontare la storia è stata la figlia, la 16enne G.P. che all’epoca aveva 5 anni e insieme al fratello di 11 furono testimoni del reato. Orfani e condannati a portarsi addosso un dolore che dopo anni si è trasformato in testimonianza. La giovane chiede di non dimenticare sua madre.

BASTA PARLARE DI MOTIVI PASSIONALI

Dovremmo e vorremmo inventarci un modo per ricordarle ogni giorno. Ognuna di loro. Ognuna di quelle le donne che vengono uccise in questo Paese per mano di uomini che non sono stati ritenuti pericolosi come invece loro temevano. Femminicidi che, come abbiamo detto più volte, non sono scatenati da motivi passionali. Eppure queste sono le ragioni che si leggono ancora su qualche testata. A spingere gli autori di questi reati sono il desiderio ossessivo di controllo che questi mariti o partner vogliono esercitare quando amore e passione sono finiti da un pezzo. Lo spiega bene in film L’affido uscito nelle sale a fine giugno 2018 e premiato a Venezia con il Leone d’argento. Un film che ben rappresenta le dinamiche spietate che uomini apparentemente per bene, «calmi e posati», come si dice del protagonista Antoine, esercitano su mogli ed ex mogli attraverso i figli, che diventano strumenti funzionali allo stalking. Come Juliene, nel film il bambino più piccolo della coppia. E attraverso i suoi occhi il regista Xaveir Legrand ci racconta una storia come tante, come troppe, come «non dovrebbe accadere più», per riprendere le parole di G., la secondogenita di Maria Daniele.

Dalle poche notizie che arrivano da Caserta emerge che «nulla faceva presagire un epilogo così drammatico». La solita frase, il solito stupore. Si capisce bene nella pellicola di Legrand come la buona fede della magistrata, che accorda al padre violento l’affido congiunto, non basti e come sia difficile anche per dei professionisti saper distinguere tra ‘conflitto coniugale’ e ‘violenza domestica’ e di conseguenza applicare il diritto tutelando la vita delle donne e dei loro figli. Come detto più volte è necessaria una formazione che deve andare in parallelo con l’attività di educazione e prevenzione . Questo è anche il tema dell’incontro, organizzato dalla presidenza alle pari opportunità del Comune di Milano, in programma la sera del 23 luglio nella Sala Conferenze del Museo del Novecento del capoluogo lombardo.

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