Lasciate che i bambini vengano a me. Sicuri?

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imageSi e’ detto e si e’ scritto tanto sul delirio di Don Piero Corsi, ne ha parlato persino la sua mamma, rassicurandoci che si tratta di un bravo ragazzo. Si sa, i figli so’ piezz e core.
Le donne di Lerici hanno organizzato una fiaccolata sulla spiaggia, per dire NO a una cultura che tenta di minimizzare il femminicidio, che nega le colpe degli assassini, che manca di rispetto alle donne anche quando sono morte.
Su quella spiaggia c’ erano anche tanti uomini, perche non siamo divisi in squadre come allo stadio, siamo persone.

Gesù diceva: Lasciate che i bambini vengano a me.
Io non vorrei i miei figli vicino a un prete cosi impaurito dalla vita e dal bene. Così distruttivo.
Tra poco si spegneranno le telecamere anche su Lerici e i bambini e le bambine di quella parrocchia continueranno ad andare a catechismo sotto l’ala di quel sacerdote.
Quali insegnamenti potra’ dare una chiesa dove non c’e’ accoglienza ne’ ascolto? Dove gli insegnamenti di Gesù ci appaiono ricoperti di detriti, come un relitto arenato su una spiaggia dimenticata.
La Chiesa ha imposto a don Piero di riposare la testa. Non basta.
La responsabilità e’ cosa seria.
Non confondiamo l’indulgenza con l’omertà, il pudore con l’irresponsabilità. Don Piero non e’ un pazzo e non e’ solo.
Chiediamo dunque ai catechisti di Lerici di cercare -e mi auguro di trovare- il coraggio di interrogarsi sul loro operato e il loro ruolo, di dissociarsi pubblicamente dalle parole del loro sacerdote. Estendiamo questo invito a tutte le parrocchie che raccolgono tanti piccoli e tanti adolescenti nel nostro paese.

Un mese fa ho presentato il libro Non lo faccio più alla’ Feltrinelli di Pavia. Con me c’era anche Alessio Miceli dell’ associazione Maschile Plurale (con il progetto Non lo faccio più andiamo insieme nelle scuole a parlare di stupro, femminicidio, relazioni, di paure e di amore). Alessio quella sera ha detto una cosa bellissima: che non possiamo andare nelle scuole a parlare di violenza con i ragazzi e le ragazze se prima non abbiamo fatto un percorso personale sul nostro modo di stare in relazione con noi stessi e con l’altro.

Ecco, credo che non si possa nemmeno fare catechismo oggi senza questo atto di coraggio: interrogarsi e confrontarsi su cosa ci portiamo della parola di Gesù nelle nostre relazioni, nelle nostre vite, dentro noi stessi.
Questa la fatica urgente che vorrei permeasse gli intenti e i programmi per il nuovo anno di tutti gli educatori, siano essi catechisti, insegnanti o genitori.

Il mondo non e’ finito il 21 dicembre, ma le macerie ci sono.
Quei lumini sulla spiaggia di Lerici ci dicono che dobbiamo ripartire da qui.

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