lettera aperta a Floriano Ippoliti

images-1Buongiorno signor Ippoliti,
le scrivo per esprimerle il mio rammarico di fronte alla sua statua “Violata”, che trovo essere un manifesto alla sordità, al non ascolto.
Lei stesso ammette di essere stato ispirato da un suo pensiero,  di essersi chiesto “Come avrebbe reagito mia moglie?” e di essersi dato una risposta, personale e risolutiva, senza interrogarsi  oltre.

 Ma la risposta è altrove.

Se avesse ascoltato una sola donna violata per davvero e non nella sua immaginazione, avrebbe trovato quella risposta.

Quella donna le avrebbe detto che dopo uno stupro non ci si alza con lo sguardo fiero, né tanto meno con la mano aperta verso la vita.
Quella donna le avrebbe detto che dopo uno stupro ci si sente umiliate, distrutte, con il corpo lacerato da farti male anche camminare, con lo sguardo abbassato perché non sai dove guardare.
La fierezza, la forza, la fiducia nella vita e nelle persone, ritornano, è vero, ma dopo.
Dopo un percorso difficile e faticoso per ricostruirsi un pezzetto alla volta, con l’aiuto di chi ti sa soprattutto ascoltare, appunto.

Credo però nelle sue buone intenzioni, non mi pare lei violento nei modi e negli intenti.

Si fidi della mortificazione che la sua statua ha suscitato in me come in tante donne, si fidi della rabbia che stiamo condividendo, anche con molti uomini, per un’opera che rafforza gli stereotipi peggiori anziché lottare per demolirli.

Si fidi di ciò che conta e che le può far dire con serenità che ha peccato di ingenuità e ha sbagliato, e chieda lei stesso di rimuovere la sua statua dalla sua città.

Che importa il tempo che vi ha dedicato se invece della materia ha scalfito gli animi?

Non va di moda l’umiltà, da un po’.
Ma io le chiedo di essere un uomo e un artista proprio in questo.
La invito a un atto di umiltà, semplice e rispettoso della vita, come forse voleva essere.

Cristina Obber

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=cyEEihPhRAs&w=560&h=315]

0 Responses

  1. Daniela Siri

    Sono d’accordo con quanto scritto nella lettera di Cristina Obber. Non so perche’ gli uomini pensino di capire le donne e quello che provano, perfino le violenze subite, senza ascoltare, senza relazionarsi con loro, senza parlare, “per scienza infusa”. E’ il peggior atteggiamento possibile, quello della presunzione, la presunzione di sapere e capire tutto senza confrontarsi con le dirette interessate. Peccato, un’altra buona occasione buttata alle ortiche. Spero almeno che capisca leggendo la lettera e provi a rimediare come chiesto nella stessa.

  2. Marinella

    Concordo anch’io con Cristina e. come ho scritto in un altro post dedicato a questa statua, vorrei ci si rendesse conto che stigmatizzare lo stupro mediante questa sensuale e attraente immagine di donna seminuda è come denunciare l’anoressia esibendo, anzichè uno scheletro vivente, la figura elegante e raffinata di una mannequin.

  3. Laura

    Anche io la trovo di cattivo gusto e senza senso. Credo che l’assessorato era a conoscenza del risultato finale e mi domando perché non ha fatto nulla, che sensibilità è stata usata. Mi pare solo quella dell’autore, senza ulteriori interrogativi. E allora perché affidare a un uomo il racconto di un’esperienza che è tutta femminile? La superficialità che emana questo lavoro è opprimente.

  4. luciana

    Devo dire che non è una donna è un avatar! Sono comunque d’accordo con i commenti sopra espressi, ma quanto ci è costato questo “capolavoro”?

  5. Alfredo Cicchinelli

    Io non sono d’accordo! La statua rappresenta la forza della donna che non si lascia umiliare da un atto ignobile. E’ un opera d’arte non una foto reale di un momento dopo uno stupro. Ci mancherebbe pure che una donna si alzasse in quel modo dopo una violenza. Io la trovo semplicemente stupenda e se ha fatto riflettere me, che sono un uomo, ha svolto il suo compito ossia di smuovere la coscienza, che sia solo la mia poco importa. Per me è eccezionale!

    • Paolo1984

      opera d’arte esteticamente orrenda..
      ci sono cose di cui proprio non si può parlare con un monumento e un monumento..come quello, sopratutto. Devo dire (è l’appassionato di cinema che parla, perdonatemi) che qualunque film o racconto del filone “rape & revenge” (criticato spesso ingiustamente) mi pare molto più “appropriato” e rispettoso di quella roba…

    • luigia

      la statua non rappresenta un bel niente, e’ stata riciclata da “donna con borsa” del 2010, e il signor Ippoliti ci si è inventato dietro una bella storia inutile per appiopparci un usato alquanto discutibile.

    • Anonimo

      Mi ricresce aver letto il suo commento solo oggi, ma per dire ciò che penso purtroppo sarebbe stato sempre in ritardo. Le assicuro che sarebbe bastato coprirla un po di più e cambiarle la postura, perchè una donna violata rimane sempre offesa nel proprio corpo. Questa “opera” non riflette forza, ma provocazione quasi ad una nuova aggressione. Le assicuro, come donna – ma lei è un uomo e si è fermato solo all’immagine – che non rispecchia affatto quella dignità che ogni donna violata cerca di ritrovare e che ritroverà forse solo dopo tanto tempo, quando ormai non ci sarà più tempo, perchè la ferita ha corroso l’animo indelebilmente!

    • Claudia

      Alfredo, io apprezzo la sua riflessione, ma il problema qua e` un altro: la visibilita` e la riflessione degli spettatori “passivi” non puo` essere raggiunta attraverso la vergogna di se ed il dolore delle donne che la statua rappresenta direttamente. Uno stupro e` un dramma personale molto prima di essere battaglia civile, ed in quanto tale vale rispettato. Non puo` essere ignorato l`aspetto intimo ed estremamente delicato della faccenda, per quanto sia nobile l`obiettivo causa.
      La lettera di Cristina spiega con molta accuratezza le emozioni ed i sentimenti di dolore scatenati dalla statua in donne che hanno subito violenza ed il fatto che lei dica di “non essere d`accordo” con queste emozioni, nonostante le abbia appena lette, mi fa venire il dubbio che la statua abbia smosso la sua coscienza in una direzione che non e` quella dell`empatia, che invece e` l`unica direzione possibile ed utile per andare incontro alle vittime. E questo confermerebbe la dannosita` della statua per le stesse donne che dovrebbe invece difendere.

  6. Loretta

    Sai Cristina, qualcosa si poteva dire anche alla Celestini, da una donna con quell’incarico mi aspetto altro.

  7. nicola

    in Ancona vivono 42879 donne e 47.860 uomini ! queste quattro isteriche che blaterano su cose che non riecono a capire….mi fanno solo ridere e mi fanno tornare in mente la vergogna delle vergogne :il 1564 quando venne decisa la censura dei nudi “scandalosi” del Giudizio Universale nella Cappella Sistina di Michelangelo!( ricordo che furono messe le “braghe” alle figure di Michelangelo!) popolo di Ancona sveglia …. anche per voi è il 2013!!!!!!!

    • cristinaobber

      Nicola spero avrai notato che nel blog usiamo un liguaggio educato,qualsiasi sia l’argomento e l’interlocutor*. ti prego dunque di rispettare questa modalità in futuro altrimenti dovrò non approvare i tuoi commenti.
      Non censuro mai i contenuti, ma le parolacce sì. si può esprimere qualunque dissenso, qualunque, ma con civiltà. grazie.

  8. Cristina

    ridurre alla definizione assai rozza e superficiale di ” quattro isteriche” le persone che stanno legittimamente protestando, cioe’ donne vittime di violenza (cui la statua e’ dedicata), familiari di donne uccise per mano violenta, operatori di una quarantina di centri antiviolenza e una ventina di organismi di pari opportunita’ in tutta Italia, oltre a qualche migliaio di cittadini (tra cui intellettuali e artisti di chiara fama) denota un livello di comprensione nullo della vicenda e delle sue implicazioni culturali, sociali e simboliche e non merita altri commenti.

  9. Cristina

    Il signore evidentemente ignora che con il Braghettone e Michelangelo questa vicenda non ha assolutamente niente a che vedere (lo abbiamo spiegato in molte sedi, ma fa comodo a troppi ricondurre tutto a una ridicola e anacronistica questione di censura). Ridurre sotto la rozza e superficiale definizione di “4 isteriche che blaterano” le donne vittime di violenza che stanno protestando insieme a familiari di donne uccise per mano violenta, operatori di una quarantina di centri e associazioni antiviolenza e una ventina di organismi di Pari Opportunita’ in tutta Italia, oltre a qualche migliaio di cittadini (tra cui intellettuali, giornalisti e artisti di chiara fama) denota pochissima informazione, una comprensione nulla della vicenda e delle ragioni della protesta, e soprattutto nessun rispetto per le persone destinatarie di un’opera che esprimono legittimamente una propria opinione – cioe’ le stesse donne vittime di violenza, e’ bene ricordarlo – e non merita davvero ulteriori commenti. Ognuno la pensi come vuole, ma perlomeno prima di affibbiare etichette e’ bene avere il buon gusto e il buon senso di informarsi.

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