Loredana invece è morta

pubblicato in: femminicidio, legge, stalking | 0

11061994_820769434645185_1227756408236791294_n“Il giudice aveva anche revocato il divieto di avvicinarsi alla donna. Spesso i carabinieri si erano recati nell’appartamento dei due conviventi per sedare violenti dissidi e l’uomo non esitava a andare al negozio dove la donna lavorava tanto che questa, spaventata, si faceva accompagnare a casa dai suoi colleghi di lavoro. Oggi l’atto finale.” (qui i fatti)
L’ “atto finale” è l’omicidio preannunciato da quei “violenti dissidi”, da quello stalking che le metteva paura.
Chissà se Loredana avrà mai pensato “Forse esagero, forse non arriverebbe a tanto”. Chissà se e chi e in quanti l’avranno tranquillizzata.
Il fatto è che troppe volte si sottovalutano i rischi, non si è in grado di valutarli e si minimizza (vorremmo leggere le motivazioni che hanno spinto il giudice a revocare quel divieto).
Per valutare i rischi bisogna essere preparati e non basta essere giudici, carabinieri o psicologi per esserlo.
Il femminicidio va studiato e indagato con serietà, esattamente come non ci si improvvisa competenti in materia di narcotraffico o di mafia, nelle aule dei tribunali come in questura o al consultorio.
Loredana sarebbe viva se ci fosse stata una rete di professionisti intorno a lei capaci di valutare il rischio unendo le proprie competenze.
Loredana invece è morta e a noi non resta che dire “un altro femminicidio”, leggere poche righe sulla sua vita e cambiare pagina.
Mentre la convenzione di Istanbul non viene applicata, nessuno al governo ha fretta di creare questa rete (che dove c’è funziona e salva la vita delle donne e dei loro figli) e non abbiamo ancora una ministra delle pari opportunità.

 

 

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