POLONIA E COVID-19 Combatti il virus non le donne: la protesta delle femministe contro la legge che vorrebbe vietare aborto ed educazione sessuale

articolo pubblicato su La 27esima ora del Corriere della Sera.

Prove tattiche che riguardano anche il resto d’Europa, Italia compresa. In pieno lockdown il Parlamento polacco ha discusso due proposte di legge molto restrittive dei diritti delle donne e dei giovani, una riferita all’aborto (già permesso in rarissime eccezioni) e una sull’educazione sessuale, la contraccezione e la prevenzione della violenza di genere tra i giovani
Per il momento ogni decisione è stata rinviata grazie ad una incredibile mobilitazione delle femministe polacche che sono riuscite a protestare nel rispetto delle restrizioni previste dall’emergenza sanitaria. I media italiani ne hanno parlato pochissimo. Per un approfondimento ho intervistato Irene Donadio, consigliera strategica per l’Europa presso la sede di Bruxelles di IPPFEN, organizzazione non governativa internazionale impegnata nella tutela dei diritti sessuali e riproduttivi in tutto il mondo. Irene Donadio conosce profondamente la realtà polacca, essendosi recata molte volte negli ultimi anni nel Paese, in sostegno del grande lavoro svolto dalle attiviste per i diritti delle donne e per la difesa della democrazia. Il suo sguardo ci permette di incrociare ciò che sta avvenendo il Polonia con le trame che l’integralismo ultra cattolico sta tessendo anche nel nostro Paese
Attualmente in Polonia l’aborto è legale in pochissimi casi, quali?
« La Polonia ha una delle leggi sull’aborto più restrittive d’Europa. È consentito solo per salvaguardare la vita o la salute delle donne, in situazioni di grave o fatale malformazione fetale o quando la gravidanza è il risultato di uno stupro o di un altro atto criminale, come l’ incesto. Attualmente il 98% degli aborti legali in Polonia sono praticati per gravi anomalie fetali ma le donne incontrano ostacoli e barriere tali da limitare gravemente l’accesso alle cure anche nei pochi casi previsti dalla legge. Vi è un ricorso ‘corporativo’ all’ obiezione di coscienza di moltissime strutture sanitarie, vi sono medici che informano delle malformazioni fetali quando sono scaduti i termini entro cui è previsto intervenire, o che non informano per tutta la durata della gravidanza; si negano le cure contro il cancro a donne incinte. Si fatica ad ottenere le autorizzazioni necessarie ad abortire a seguito di violenza sessuale. Vi sono ripetute condanne della Polonia da parte della Corte Europea dei Diritti Umani, come ad esempio per il caso di una 14enne sottoposta, insieme alla madre, a una gogna mediatica per aver denunciato di voler abortire dopo aver subito uno strupro. In questa drammatica situazione la maggior parte delle donne polacche che hanno bisogno di assistenza per l’aborto deve recarsi all’estero (spesso nei paesi confinanti in Slovacchia, repubblica ceca o Germania o ancora piu lontano)». 

E chi non può permetterselo? 
«Chiaramente come sempre, le donne piu povere e isolate, quelle che vivono in zone rurali piu conservatrici, le donne immigrate, minori o in situazioni di maggiore marginalità sono quelle piu a rischio di aborti clandestini e disperati, che ovviamente non compaiono mai nelle statistiche ufficiali». 

Cosa cambia con l’emergenza Covid-19?
« Le limitazioni ai viaggi e ai trasporti imposte a seguito della pandemia COVID-19 aggravano ora gli impatti negativi della legge polacca e aumenteranno le minacce alla salute e al benessere delle donne. Con gli ospedali sopraffatti dall’emergenza sanitaria e la quantità enorme di personale medico che già nega le cure sulla base di convinzioni personali o di convenienza, le opzioni per le donne sono drasticamente ridotte. Il partito al potere ultraconservatore sta approfittando delle enormi difficoltà incontrate dai polacchi per continuare la sua inarrestabile serie di attacchi alla sicurezza e al benessere delle donne e dei giovani. La gente si ammala e muore di coronavirus, la violenza domestica è in crescita, un milione di posti di lavoro sono andati perduti, eppure il governo aggiunge a tutto questo il peso della mancanza di sostegno sociale». 

Che cosa prevede la nuova proposta e da chi arriva?
« I progetti di legge sono due: il primo mira in teoria a limitare, ma nella pratica a vietare completamente, l’accesso alle cure per l’aborto sicuro. Il secondo a criminalizzare le informazioni e i servizi per i giovani in relazione alla vita affettiva e sessuale, alla protezione dalla violenza di genere. Questo testo fomenta la paura e l’ignoranza, mettendo i giovani a rischio. Le proposte di legge non sono state presentate direttamente dal partito di maggioranza PiS (Legge e giustizia, il partito di Kazinski) nè dalla potentissima organizzazione di estrema destra cattolica “Ordo Iuris”, forse temendo il rischio politico di un effetto boomerang dopo le oceaniche manifestazioni del 2016 contro una proposta di legge ancora più radicale per vietare l’aborto e mandare in prigione donne e medici non obiettori. Sono un’iniziativa della Fundacja Życie i Rodzina / Fondazione Vita e Famiglia e della Fondazione per il Diritto alla Vita, entrambe esponenti del movimento integralista cattolico polacco; si tratta di due fondazioni vicinissima sia al governo che a Ordo Iuris, che infatti si sono entrambi espressi pubblicamente a favore dell’approvazione dei progetti di legge». 

Partiamo dalla prima proposta, che cosa significherebbe la sua approvazione?
«Questa proposta di legge si tradurrebbe in un divieto totale di aborto, costringendo le donne e le famiglie a portare avanti gravidanze contro la loro volontà in caso di gravi anomalie fetali, in un momento di drammatica instabilità economica e senza alcun sostegno sociale da parte dello Stato. Questo dimostra quanto poco la vita e la dignità delle donne siano considerate dalla classe dirigente polacca. Altra cosa gravissima è che il disegno di legge imbavaglierebbe anche tutti i medici, limitando ciò che possono dire alle loro pazienti sulle condizioni del feto e violando così il diritto all’informazione dei pazienti. Il cambiamento proposto da questa legge è permanente e metterebbe a rischio la salute e la vita delle donne». 

E il secondo disegno di legge? 
«Il secondo disegno di legge comporterebbe il divieto assoluto di insegnare l’educazione sessuale, di parlare di relazioni, di condividere informazioni basate su informazioni scientifiche e scevre di giudizi morali di matrice cattolica. Comporterebbe il divieto per i medici di fornire informazioni sanitarie e cure contraccettive ai giovani al di sotto dei 18 anni. E’ un progetto di legge che incoraggia la paura e l’ignoranza, mettendo i giovani a rischio di malattie e gravidanze indesiderate. Coloro che lavorano sulla prevenzione, informando i giovani sulla sessualità, la salute e la violenza di genere, potrebbero essere condannati a 3 anni di carcere, se non a 5 secondo la proposta del partito di maggioranza (PiS) Diritti e Giustizia. Verrebbero perseguitare tutte le figure professionali che si occupano di prevenzione, attivisti per di diritti delle donne e lgbt, giornalisti, insegnanti, i ginecologi che prescrivono contraccettivi, inclusi quelli di emergenza destinati alle minorenni vittime di stupro. L’unica fonte di informazione che i giovani rischiano di ricevere sarebbe la pornografia, e la dottrina religiosa, e ciò avrebbe un impatto devastante sulla loro salute e il loro benessere.»

Come hanno fatto le femministe polacche ad organizzarsi in piena emergenza coronavirus? 
«Il periodo scelto per portare in parlamento questa discussione non può essere casuale, la pandemia è un’ottima occasione per far tacere le donne, ma le attiviste polacche non hanno taciuto. Non hanno potuto invadere le piazze come nel 2016, ma è stato veramente elettrizzante vedere come le attiviste polacche non si sono fatte fermare dalle gravissime limitazione delle libertà personali dei cittadini. Con grandissima creatività e resilienza, lavorando 16 ore al giorno e pensando a tutte le possibili soluzioni giuridiche nell’arco di pochissimi giorni si sono organizzate per protestare in macchina, in bicicletta, dai balconi e in fila per la spesa…sempre rispettando coscienziosamente il distanziamento sociale e ogni misura di sicurezza. E poi otto ore di protesta ininterrotta in streaming su Facebook, cui hanno partecipato oltre 100.000 persone. Naturalmente sanno bene che saranno perseguitate: Marta Lempart, leader della Polish Women Strike, è già stata citata in giudizio 17 volte ed è oggetto di costanti attacchi di hatespeech sui social media, come la giornalista Klementyna Suchanow che ha subito gravi lesioni alla schiena a causa delle violenze della polizia ed e’ stata operata grazie al crowdfunding delle attiviste e degli attivisti della Women Strike. Donne coraggiosissime, come ogni donna che ho incontrato in Polonia in questi anni. Proprio Klementyna Suchanow mi ha detto: «Il capitale più importante della Women Strike sono le donne che ne fanno parte, guerriere impavide; anche nei villaggi più remoti della Polonia non hanno paura di niente, neanche del movimento di giovani fascisti e della violenza». Con questa determinazione sono riuscite a creare ancora una volta e, nonostante le terribili condizioni del lock down, un potentissimo movimento di protesta sia per strada che nei social media. 

Importante è l’appoggio di IPPF EN e di altre organizzazioni internazionali. 
«Certo. Anche gli splendidi attivisti di Amnesty International hanno ‘ripensato’ la manifestazione e creato nuove forme di ‘Picchetti di protesta di fronte al parlamento in forma digitale’ mentre Federa, la storica federazione polacca per le donne per la pianificazione familiare si e’ occupata del coordinamento internazionale. Insieme con Amnesty International, IPPF EN, Human Rights Watch, the Center for Reproductive Rights, the European Parliamentary Forum e innumerevoli organizzazioni della società civile, gruppi per i diritti umani e femministe in tutta l’Europa hanno lavorato mano nella mano con attiviste, parlamentari ed esperti di diritti umani per creare una fortissimo pressione internazionale. Il messaggio dal Parlamento europeo così come dalla Commissaria sui diritti umani del Consiglio d’Europa e dagli esperti delle piu important istanze per la difesa dei diritti umani e delle donne a Geneva era forte e chiaro: Polonia ti stiamo guardando, queste proposte sono fonte di oppressione e abuso e devono essere abbandonate subito!».

Saranno dunque abbandonate? 
«Il rinvio delle proposte di legge in commissione invece che in Senato rappresenta una vittoria di Davide contro Golia, visto che la Camera bassa è completamente controllata da partiti di estrema destra e che il governa controlla con il pugno di ferro i media. Media che dopo l’interesse dei media internazionali, si sono risvegliati la sera prima del voto facendo sapere ai polacchi cosa stava succedendo in Parlamento. Un passaggio fondamentale per far riflettere le persone e spingere governo alla prudenza. Il PiS ha infatti avuto paura e ha deciso di prendere tempo. Le divisioni sempre più aspre al suo interno e la criticatissima scelta di sottoporre queste proposte di legge all’ esame parlamentare proprio quando la vita democratica del paese è compromessa dal lockdown, con restrizioni alle libertà individuali, il sistema sanitario in tilt e tutti i media impegnati sul Covid_19, sono risultate estremamente impopolari. Cosa succederà ora non lo sappiamo, possono decidere di congelare le proposte in commissione per tirarle fuori quando sembrerà loro un momento piu propizio o intanto parcheggiarle per anni per evitare tensioni sociali. La gente è assolutamente e compattamente a sfavore di queste restrizioni dei diritti delle donne e dei giovani, nelle città come nei paesi più sperduti». 

L’attenzione IPPF EN sulla Polonia rimane massima.
«Sì. Non solo noi di IPPFEN, o la Commissaria dei Diritti Umani del Consiglio d’Europa, ma le istituzioni europee, i governi e i cittadini dovrebbero porre la massima attenzione su ciò che sta accadendo in Polonia. Sempre il 15 aprile è stata presentata una nuova proposta del governo che prevede, sempre con la scusa del Coronavirus, di cambiare la Costituzione e di estendere il mandato del presidente della Repubblica Duda per altri due anni, annullando le elezioni presidenziali previste il prossimo maggio 2020. Il partito di governo e le forze integraliste cattoliche hanno rivelato apertamente la loro vocazione autoritaria e anti democratica. Con il voto del 15 aprile lo spregiudicato tentativo di ingannare la democrazia è fallito. Va detto che il partito di governo ha rimandato ad ulteriori esami la discussione, mentre è l’estrema destra che ha votato compatta per far adottare immediatamente entrambe le proposte di legge. È stata dunque una prima vittoria contro i fondamentalisti religiosi ma non si può abbassare la guardia. Abbiamo guadagnato un po’ di tempo prezioso per lanciare l’allerta ma la Polonia, come l’Ungheria di Orban, ci dimostra che la crisi del Coronavirus non rischia solo di togliere l’ossigeno ai cittadini e alle cittadine, di far crollare ospedali ed economia, ma anche di perseguire un ritorno al medioevo sulla pelle delle donne e delle minoranze.

Quanto gli ultra cattolici polacchi sono in contatto con altri paesi europei? 
«Certo le connessioni sono fortissime, e in particolare nel Est dell’Europa l’organizzazione fondamentalista piu’ potente Ordo Iuris ha mire espansionistiche e lavora in maniera stretta con altri gruppi in Lituania ed in Croazia e ha organizzato recentemente un a conferenza europea di giuristi ultra conservatori a Roma». 

Possibile che restrizioni così ferree possano venire esportate in altri paesi europei?
«Già negli anni scorsi il partito di minoranza polacco aveva presentato una proposta di legge per importare il modello polacco in Lituania, che per fortuna non è stata adottata. Nel 2014 In Spagna il PPE e il ministro Gallardon del Opus Dei aveva presentato una proposta di legge per vietare l’aborto molto simile a quella polacca discussa il 15 aprile ma anche lì la proposta era stata accolta da oceaniche dimostrazioni di protesta e alla fine il PPE è stato costretto a seppellire ill Progetto di legge. Dobbiamo rimanere in guardia sempre perché le forze fondamentaliste ultra conservatrici provano costantemente a erodere o rimuovere direttamente tutti i diritti cosi faticosamente conquistati dal movimento delle donne e da quello dei diritti civili. In contrasto con l’attenzione dei media sui fondamentalisti musulmani, poco si parla delle minacce che provengono da diverse campagne in Europa dei fondamentalisti cristiani tra cui quelle degli evangelici, degli ultra-cattolici di linea dura e dei movimenti ortodossi. Klementyna Suchanow, nel suo libro inchiesta «È una guerra» (This is war: Women, fundamentalists, and the new Middle Ages) sottolinea: “Vogliono farci credere che si tratti di religione e di valori morali, ma è tutta una questione di potere». 

Dal vostro osservatorio di istituzione che si occupa di salute e diritti riproduttivi in tutto il mondo come vedete la situazione italiana?
« I diritti sessuali e riproduttivi sono minacciati anche in Italia da forze molto simili a quelle polacche come abbiamo visto a Verona al Congresso delle Famiglie a marzo dell’anno scorso, quando gli integralisti sono stati invitati e accolti in pompa magna dalla Lega. Queste forze godono dell’appoggio dei gruppi fondamentalisti evangelici vicini all’Amministrazione Trump e di partiti e figure di estrema destra legati al Cremlino, nonché a una rete di gruppi movimenti che si estende fino all’ America Centrale e all‘Africa. Sappiamo chiaramente qual è l’ Agenda medioevale che questi gruppi difendono, anche in Italia. Conosciamo le aggressive campagne dell’organizzazione spagnola Citizens Go (accusata in Spagna di essere vicino a sette dell’America Latina, alla Russia e a famosi gruppi di Odio degli Stati Uniti) sostenute in Italia dal Movimento per la Vita e da gruppi come Forza Nuova, e che negli ultimi anni tappezza le città italiani con enormi e costosissimi cartelloni anti aborto e anti minoranze. E’ importante che l’opinione pubblica si renda conto di quali pericoli si celino dietro tutto questo. Non illudiamoci, non sono episodi sporadici. Siamo parlando di un movimento integralista anti gender che dal 2012 non ha fatto che crescere e rafforzarsi, che si nutre di contatti con forze autoritarie e con oligarchi legati al Cremlino e miliardari latino americani. Queste forze hanno una visione del mondo che vuole scardinare apertamente e orgogliosamente le libertà civili e le istituzioni democratiche per creare quello che chiamano il ‘nuovo ordine naturale’. Una concezione del mondo che rivendica le tradizione dell’oppressione del piu forte sul piu debole, dell’impero religioso imposti a tutti, la limitazione brutale della vita privata: abolizione del divorzio, della contracezione, dell’ aborto, discriminazione di gay e lesbiche. In realtà non riguarda diverse sensibilità etiche ma un obiettivo di egemonia geopolitica a livello mondiale. Noi guardiamo all’Italia con preoccupazione, avete rischiato di avere una legge fortemente pericolosa con il disegno di legge Pillon e altre proposte di legge ad esso collegato. La vostra instabilità politica e i consensi che ancora oggi raccolgono alcune forze politiche che hanno stretti legami con l’oligarchia ultra cattolica vi vedono vulnerabili». 

In Italia si è parlato molto poco di ciò che sta accadendo in Polonia. 
« È vero e non può essere soltanto per la dovuta attenzione all’emergenza coronavirus. Basta paragonare la quantità di articoli su questi temi, non dico in Svezia, ma pubblicati in Spagna, per capire quanto sia arretrato culturalmente il nostro Paese. La sensibilità degli altri paesi dell’Unione Europea per i diritti sessuali e riproduttivi delle donne e delle minoranze, dei Paesi nordici, di Francia, Regno Unito, Germania e Spagna è molto piu forte mentre in Italia è quasi inesistente. Altri paesi Europei progressisti, pur essendo guidati da conservatori come in Gran Bretagna, Irlanda e Francia, stanno prendendo misure importanti per assicurare l’accesso all’aborto in sicurezza e tutelare la salute sessuale e riproduttiva delle donne e delle loro famiglie. In Italia al governo il silenzio regna assoluto. Il ‘tetto di cristallo’ in Italia non riguarda solo la carriera e la retribuzione. E il bavaglio in Italia non è solo la mascherina che dovremmo portare presto tutti, è un muro invisibile che fa delle donne delle cittadine di seconda classe nell’indifferenza generale. 
E’ triste vedere che quando bisogna prendere una posizione coraggiosa in materia di salute sessuale e riproduttiva delle donne l’ Italia non è mai tra i capofila.

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