post di Guido

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Ci scrive Guido:

Ho letto l’articolo, ed a ogni parola mi aumentava la rabbia. Perché, perché tanta ignoranza tanta violenza tanta cattiveria noi uomini mostriamo verso le donne? Perché non siamo capaci di accettare le scelte altrui, perché dobbiamo voler assoggettare le nostre compagne, mogli o anche solo amanti occasionali o meno, ai nostri voleri. Anche se penso di non aver mai fatto violenza, di qualsiasi tipo, a nessuno, tantomeno a delle donne mi sono sentito colpevole. Non so di che cosa ma se non altro colpevole di appartenere a quella parte del genere umano che si definisce, sesso maschile. Con l’uccisione di Carmela si é giunti a 101 donne uccise. A quando una carica dei 101 contro questa violenza? A quando una manifestazione nazionale, sindacati partiti movimenti donne e uomini senza schieramenti contro questa barbaria? È sopratutto quando una condanna senza se è senza ma?

3 Responses

  1. Ilenia De Bernardis

    Caro Guido,
    grazie per questo tuo post così carico di sgomento e consapevolezza insieme. Le questioni, gli interrogativi che poni sono molto complessi. Una cosa però mi colpisce più di tutte del tuo post e cioè quando dici di sentirti in qualche modo ‘colpevole’. Qualche mese fa con Se non ora quando? abbiamo lanciato un appello che si intitolava Mai più complici per dire che questi delitti che la stampa, l’opinione pubblica, il sentire comune cataloga come delitti d’amore, di passione cieca e simili vanno rubricati sotto il nome di femminicidi. La violenza maschile contro le donne è infatti uno dei grandi rimossi delle nostre società moderne. C’è come una cortina di silenzi, distorsioni, e quindi di complicità delle istituzioni, dei giornali, dei media, dei tribunali, degli uomini, e talvolta persino di noi stesse quando pensiamo di non esserne toccate, che tiene come in prigione questo rimosso, questa emergenza nazionale. Questo tuo sentirti in qualche modo chiamato in causa in prima persona dalla cronaca di questo terribile femminicidio è dunque la strada giusta per affrontare questa emergenza. E’ insomma già politica!

  2. Bea

    Leggere ogni tanto di un uomo che si chiede, anche lui, “perché?” è confortante, nello sconforto. Le manifestazioni sarebbero utili se ci fossero persone di ogni sesso e di ogni età a chiedere civiltà e giustizia per le donne. Ma per molti, moltissimi che non lo dicono ma lo agiscono, è una questione “da donne, femministe incazzate”. Ti fanno sentire sempre dalla parte sbagliata, quando invece chiedi quello che ti spetta. Grazie Guido per il tuo commento.

  3. Elena

    Leggere il post di Guido mi tocca, dritto al cuore.
    Si sente l’emozione grande, la sensibilità che lenisce, finalmente.
    Ma soprattutto apre lo spiraglio, rende evidente che un punto di partenza c’è, che cambiare è possibile, partendo da sé stessi.
    Quello che più firmalmente viene definita critica di genere ma che più semplicemente è mettersi in discussione, partire da sé stessi come esseri umani, come persone che lottano per i diritti di altre persone. Grazie Guido.

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