Gioia 39

Sono formatrice nelle scuole medie e superiori, con alunni, genitori, insegnanti, dirigenti.

Il mio progetto si chiama “PAROLE PER NOI – Costruire relazioni libere da stereotipi e violenza” e ha l’intento di aumentare la consapevolezza che la violenza di genere è un problema culturale e di come ogni forma di linguaggio e l’agire di tutti e tutte noi nel quotidiano siano fondamentali per il cambiamento, per permetterci relazioni migliori, più libere, più rispettose, più felici.

PAROLE PER NOI è un percorso che attraversa stereotipi, immagini e linguaggi per divenire strumento di critica e allargare il nostro sguardo. Con gli alunni delle superiori affronta il tema della violenza sessuale e il femminicidio, partendo dalla narrazione che ci arriva dal web e dalla televisione. 

Per informazioni cristinaobber@gmail.com

QUESTE SONO LE PAROLE CHE I RAGAZZI E LE RAGAZZE AGGIUNGONO ALLA FINE DEGLI INCONTRI QUANDO CHIEDO LORO “CHE PAROLA MANCA?”. C’è sempre spazio per una parola in più. 

MESSAGGI DALLE SCUOLE:

JACOPO:

«Ciao! Sono Jacopo, il ragazzo del liceo xxx! Come promesso ho scritto un articolo sull’incontro sul giornale della scuola. Vorrei ringraziarti ancora, a nome di tutti noi: sono state due ore illuminanti, non ci è capitato spesso di rimanere completamente soddisfatti dopo aver incontrato un autore, ma questa volta è stato così.

Nessuno di noi ha avuto qualcosa da ridire perchè gli esempi che hai usato erano talmente reali, concreti ma allo stesso tempo spiazzanti, che non hanno lasciato spazio a dubbi.

E la forza con cui ci hai investiti penso anche sia stata determinata dal fatto che tu non abbia parlato dall’alto di un titolo di studio specialistico, o robe del genere, ma solo ed esclusivamente sulla base della naturale conoscenza dell’amore. Questa cosa, che può apparentemente sembrare banale, ci ha conquistati tutti. 

Quindi grazie, davvero. E come ho scritto nell’articolo, sarà  grazie a persone come te che potremo sconfiggere l’ignoranza e i pregiudizi della gente!”

ANNA CHIARA:

«Ho regalato il tuo libro “L’altra parte di me” a mia madre per Natale, perchè ero e sono convinta che a volte le parole che ci arrivano dall’esterno siano più efficaci di quelle dei nostri cari. Avevo già  cercato di convincerla della genuinità , limpidezza e “normalità ” del mio amore per Federica, ma non la vedevo serena lo stesso. Quando si ha bisogno di una certezza, di una “conferma” che ciò di cui si ha paura non sia in realtà  niente di spaventoso, riceverla da un estraneo la rende più confortante, poichè non mediata da sentimenti e da una qualche finalità .

Avevo ragione: pochi giorni dopo averglielo regalato, ho trovato mia madre, in cucina, con il tuo libro in mano. Stava leggendo l’ultima pagina e aveva le lacrime agli occhi. 

Quando mi sono seduta di fianco a lei mi ha detto solo “Grazie.”

Da quel momento il cambiamento è stato evidente: È felice per me, non ha più paura, perchè ha capito che esistono “altri amori” altrettanto validi e veri, ha conosciuto una realtà  che, se prima la spaventava, ora la lascia indifferente, perchè perfettamente comune.

Ci sono comunque giorni belli e giorni brutti, giorni di sorrisi e di inviti a cena per la mia ragazza e giorni in cui piange all’idea di come sarà  più dura la mia vita rispetto a quella di altre ragazze e di non poter avere nipoti (questo lo crede lei). 

Tuttavia resta il fatto che il tuo libro ha fatto la differenza nella mia famiglia, e ti ringrazio per questo. Penso che chiunque sia genitore di una persona omosessuale abbia il bisogno, non solo il dovere, di leggerlo. Anna Chiara» .

DA UNA PROF:

«L’altra parte di me è un libro buono. È buono perchè racconta una realtà  difficile senza crudezze; perchè sa proteggere l’innocenza di giovani menti mostrando loro, senza affondi nella violenza, la crudeltà , anche involontaria, che a volte ci si trova ad affrontare e dando loro gli strumenti per riconoscerla e comprenderla e “perchè no?“ per provare a cambiarla in accoglienza e amore.

È buono perchè, pur mostrando le ombre, celebra la luce.

È un libro buono perchè parla d’amore, amore in tutte le sue declinazioni: tra genitori e figli, tra nonni e nipoti, tra amici, tra fratelli, tra coppie consolidate e soprattutto di quell’amore romantico, che tutti abbiamo sognato, vissuto, cullato, quellâ’Amore con la A maiuscola, che ognuno di noi conserva nella parte piùintima del suo cuore, pronto ad esplodere nei momenti più inaspettati.

Questo romanzo dà  speranza. Dice ai piccoli spaventati che l’amore non è disperazione, ma gioia; che la felicità  si può raggiungere, solo con un po’ di coraggio, allungando la mano; che gli adulti non sono il nemico, ma persone che li amano e che, a volte, sono spaventate quanto loro e hanno solo bisogno di un po’ di tempo, pazienza e amore, esattamente come loro.

Dice a noi adulti che i nostri piccoli non sono mostri, se si rivelano diversi da come ce li aspettavamo; che loro, anzi, sono sempre diversi da come ce li aspettavamo ed è proprio questa la loro bellezza, la loro unicità!

Dopo aver letto il libro, l’ho consigliato alla mia Dirigente, che, oltre ad occuparsi (egregiamente) di un migliaio fra bambini e ragazzi dai 3 ai 19 anni circa, è anche madre di due ragazzi adolescenti e che un giorno mi ha detto: «Lo lascio apposta qua e là , in giro per casa. Chissà  che a qualcuno non venga la curiosità !»

Molte delle mie alunne, che hanno letto il libro e hanno avuto modo di parlare con Cristina Obber e di confrontarsi con i loro compagni di scuola, ne sono uscite rinfrancate, alcune estasiate. Una ragazza eterosessuale, anche se il problema non la riguarda personalmente, ha voluto affrontare la questione con la sua mamma cattolica un po’ troppo tradizionalista; un’altra mi ha detto che le piacerebbe parlare con calma con ragazzi/e omosessuali, per capire meglio il loro vissuto, al di fuori degli stereotipi; un’altra, non so di quale orientamento sessuale (e nemmeno mi interessa saperlo) mi ha ringraziata mille volte per questa opportunità  e come lei altre nei giorni successivi; ragazzi che facevano fatica a comprendere e ad accettare, parlando fra loro hanno cominciato a capirsi e ad accogliersi più sinceramente e profondamente.

Credo che di omosessualità  e di omofobia si debba parlare, perchè parlare aiuta a comprendere e comprendere normalizza atteggiamenti e rapporti e i nostri ragazzi, TUTTI, hanno diritto alla «normalità» e all’  «indifferenza», ma soprattutto hanno diritto ad amare ed essere amati sinceramente, senza riserve e senza paura».

Lorella Bruno, Liceo Classico «E. Duni» – Matera