Sonia.

pubblicato in: comunicazione, femminicidio, legge | 0
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foto dal Corriere della sera

“Due mesi fa, la 42enne Sonia Trimboli, racconta un conoscente del palazzo di fronte, scappava insanguinata e trovava rifugio nell’androne di un condominio e nell’abbraccio di alcuni vicini, rapidi nel chiamare i soccorsi. Gli agenti avevano fermato Gianluca Gerardo Maggioncalda, il fidanzato coetaneo di lei. «La sera lui era già a casa».” (dal Corriere della sera)

1)Ora Sonia è un cadavere in un sacco di plastica.

2)Gianluca, con cui Sonia litigava e poi faceva la pace, e poi litigava e poi faceva la pace, l’ha strangolata.

3)Tutti nel condominio sapevano, tutti sentivano le urla.

4) Le forze dell’ordine non sono state in grado di difendere Sonia, di considerare Gianluca violento e pericoloso, non sono state in grado di valutare il rischio.

5) La valutazione del rischio è possibile solo quando chi di dovere si assume le proprie responsabilità. Roba per persone serie.

6) Chi decidesse di assumersela questa responsabilità non dovrebbe partire da zero e inventarsi chissà che: gli esempi di una rete di intervento che riduce drasticamente la violenza ci sono, basta seguirli; in questo paese ci sono molti soggetti da ascoltare e di cui approfittare, un patrimonio di conoscenza e professionalità fatto di gente che di violenza si occupa da anni con continuità, non solo il 25 novembre e l’8 marzo.

7) L’alibi della mancanza di risorse non regge: le risorse per le priorità ci sono, se il corpo freddo e rigido di Sonia nel sacco di plastica e i tanti cadaveri di donne in tanti altri sacchi di plastica fossero considerati priorità i fondi si troverebbero da questa sera, al massimo da domani mattina.

8) Il femminicidio non è un fenomeno degli ultimi anni dovuto alla crisi, nel 2006 la crisi non c’era e i femminicidi furono 192, solo che non ce lo dicevano, rimanevano trafiletti nella cronaca locale.

9) La violenza sulle donne è una questione di cultura, fa parte di noi, dobbiamo partire da noi.

10) Tra poco c’è il 25 novembre e sicuramente i bla-bla-bla di circostanza non mancheranno mentre continueranno a mancare gli impegni, la progettualità costruttiva e lungimirante, l’onestà di chi potrebbe cambiare questo paese e non lo fa perché trova sempre qualcos’altro di più urgente di cui occuparsi. Qualcuno continuerà a fare qualcosa mentre Sonia non dovrà più preoccuparsi di fare niente.

0 Responses

  1. Donnedioggi Cernusco E Martesana

    Un altro problema: perchè Sonia ha continuato a stare con un uomo così violento? Che cosa le ha impedito concretamente di lasciarlo, di farsi aiutare ad andarsene, dopo che più volte aveva provato la paura di morire?

  2. cristinaobber

    la risposta nel punto 9).
    la cultura non è maschile, è di tutt*.
    La violenza ha tante forme e per dare il loro nome alle cose e scindere tra violenza e amore ci vuole consapevolezza. il confine è culturalmente nebuloso, appunto.
    Il problema è che anche quando la donna sa benissimo tracciare questo confine e vuole uscire dalla relazione entra in una zona di rischio perchè in questa cultura, appunto, l’autonomia di scelta femminile non è prevista. La donna che chiede aiuto si ritrova sola, lo Stato latita, minimizza, sorvola, le peggiora la situazione, la espone a maggior pericolo.
    In uno Stato che funziona le donne saprebbero uscire dalla violenza, sono soggetti forti non deboli, ma così è impossibile. Il nostro paese non vuole cambiare. Volere è/sarebbe potere.

  3. Paolo1984

    un uomo problematico è una cosa, uno che picchia la compagna è un’altra

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