STALKING? IL DENARO NON BASTERA’

articolo che ho pubblicato su LetteraDonna/Elle.

CGIL CISL e UIL denunciano che il governo, con la riforma penale del 14 giugno 2017 ha gravemente depenalizzato il reato di stalking, offrendo all’autore del crimine la possibilità di estinguere le proprie responsabilità a fronte del pagamento di una somma di denaro, a discrezione del giudice. Tabula rasa sulla dignità delle donne, sul valore delle loro vite, sul lavoro dei centri antiviolenza, sull’impegno femminista, sulla mobilitazione nazionale che il 25 novembre 2016 ha visto la rete Non una di meno mobilitare contro la violenza maschile sulle donne più di 200 mila persone che hanno sfilato a Roma.

Uno schiaffo alle istanze sociali che cancella inspiegabilmente l’unica legge (di cui dobbiamo ringraziare l’onorevole Carfagna) che vieta e punisce gli atti persecutori contro le donne. Tutto ciò avviene a pochi giorni dal femminicidio di Ester Pasqualoni, uccisa dallo stalker che la tormentava da dieci anni e dopo due denunce archiviate. Tutto ciò avviene in un Paese con un femminicidio ogni tre giorni. Anziché stanziare i finanziamenti necessari ad applicare la convenzione di Istanbul e accelerare il processo che rende possibile la fuoriuscita dalla violenza per le vittime e l’evoluzione di una cultura che ancora la alimenta, il governo depenalizza invece il reato così che non ci si possa più lamentare della negligenza di forze dell’ordine e magistratura. «Tanto a morire sono le donne, che problema c’è?», sembra dire questo emendamento che, come se non bastasse, agli uomini conferma ancora una volta che è questione di soldi: perseguiti, ti faccio il conto e paghi, anche in comode rate.

Urge sapere chi ha proposto, chi ha votato, chi ha approvato. Perché chi sta in parlamento ha ricevuto un mandato e a noi elettori deve render conto del proprio operato. L’approvazione è avvenuta nel silenzio assoluto, mentre i media riempivano le pagine di dibattiti sui vaccini. Ma le donne non accetteranno questo ulteriore schiaffo sessista e si mobiliteranno, come già annunciato in serata dalle attiviste della rete Rebel Network, contro una decisione dispotica, subdola e discriminante, contro una classe politica sempre più distaccata dalla vita reale e sempre meno rappresentativa, soprattutto delle cittadine.

Questo il testo del comunicato stampa CGIL CISL e UIL
Lo Stato non può tradire le donne due volte, prima esortandole a denunciare e poi archiviando le denunce, o peggio, a depenalizzare il reato di stalking. A una settimana dall’efferato femminicidio della oncologa Ester Pasqualoni, uccisa dallo stalker contro il quale aveva presentato due denunce, entrambe archiviate, scopriamo che nella legge di riforma del codice penale, approvata il 14 giugno 2017, si prevede l’introduzione di un nuovo articolo: il 162 ter, che prevede l’estinzione dei reati a seguito di condotte riparatorie. Uno di questi reati è lo stalking. Senza il consenso della vittima l’imputato potrà estinguere il reato pagando una somma se il giudice la riterrà congrua, versandola anche a rate. La denuncia arriva da Loredana Taddei, Responsabile nazionale delle Politiche di Genere di Cgil, Liliana Ocmin, Responsabile del coordinamento nazionale donne Cisl e da Alessandra Menelao, Responsabile nazionale dei centri di ascolto della Uil. Si presume inoltre che la legge sia estesa a tutti i reati contro la persona che prevedono una pena di 4 anni di condanna.Un’assurdità di una gravità assoluta, peraltro, in totale contrasto anche con la Convenzione di Istanbul. Quante donne uccise o perseguitate dobbiamo contare dopo che questa nuova norma verrà pubblicata in Gazzetta Ufficiale? Indipendentemente dalla volontà della vittima basterà al reo (come se fosse al mercato a comprare della carne fresca) presentare un’offerta risarcitoria che sia congrua per il giudice, e magia delle magie, il reato verrà estinto. Il reato di stalking non può essere depenalizzato in un paese come l’Italia dove ogni due giorni viene uccisa una donna e che ha registrato nel 2016 120 femminicidi. E dove evidentemente non c’è la volontà politica di combattere questa mattanza.
Roma, 27 giugno 2017

AGGIORNAMENTO
In seguito alla diffusione del comunicato il governo si era affrettato a smentire dicendo che lostalking rientra nelle tipologie di reato a querela irrevocabile, tesi confutata da un nuova nota dai medesimi sindacati nonché da un’altra dichiarazione di Telefono Rosa, poiché la legge 119, il cosiddetto decreto femminicidio, prevede invece la revocabilità della querela in sede processuale. Anche la rete di attiviste Rebel Network si era unita alla protesta proponendo una mobilitazione di massa attraverso i social. All’indomani dallo scoppio delle polemiche è però intervenuto il ministro Orlando promettendo che nelle modifiche al codice penale rimarrà garantita l’applicabilita delle misure di prevenzione personale agli indiziati di stalking: una grande vittoria per le donne e per la società intera.

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