un balsamo, brodo caldo per l’anima

Oggi la rete permette anche questo, permette di scrivere un libro e ricevere parole bellissime da una lettrice sconosciuta che ti accarezza l’anima come tu hai accarezzato la sua.

Oggi che è la giornata internazionale contro l’omofobia dedico le sue parole a chi sente le farfalle nello stomaco.

“Saró sincera. Quando ho iniziato a leggere questo libro ho subito pensato: Gesù, la solita storia (banale) d’amore adolescenziale. Le pagine però, iniziavano a scorrere, man mano più veloci e il cuore a battere sempre più forte con l’avanzare del racconto: un po’ come se il mio cuore fosse anche quello di Francesca, Giulia, Antonio, Valeria… quello di tutti i protagonisti. Innamorarsi accade, non è qualcosa che si sceglie. Come del resto non si sceglie di procurare sofferenza a qualcuno che ci ama nel profondo solo per avere il coraggio di essere sè stessi senza remore…nonostante tutto. Perché il diverso fa paura, fa soffrire. Tantissimo, se si è soli contro tutti. La sensazione di inadeguatezza e di profondo dolore che si prova quando alcuni genitori si vergognano di ciò che sono i loro figli è devastante. Forse semplicemente perché non possono tessere con amici e conoscenti le classiche lodi che ci si sbatte in faccia tra genitori, come se la genitorialitá fosse una gara e non una missione, uno scopo. Fa tanto male. Sarebbe molto più facile dire: mio figlio/a ha una relazione “normale”. Solitamente tutto ciò che sia “anormale”, amici e conoscenti non lo accettano,non lo comprendono, lo reputano malato e insano. Meglio qualcosa di conforme, di rassicurante. Meglio si, ma finto e davvero contro natura. La natura di chi prova amore per chiunque a prescindere dal genere. Di chi si innamora della personalità, della persona e non della sua distinzione nel sociale. Come fai ad ignorare le farfalle nello stomaco quando le senti? Anche se magari le senti per qualcosa di non convenzionale, di “anormale”? E ne sei stupito anche tu, anche tu hai paura di qualcosa che inizialmente non conosci, che non controlli. Ma poi le cose vanno da sè, come tutte le cose belle e semplici, funzionano da sole, senza sforzo. La parola normale mi ossessiona da un po’, la sento ridondante nella testa, perché ogni qual volta viene pronunciata mi fa pensare alla paura che cela in sè.E nonostante il perbenismo e la tolleranza girino e siano di gran voga nei contesti sociali attuali, quando accade nella tua famiglia è diverso; come direbbe una persona che conosco: il morto in casa, è un’altra cosa.Questo libro è davvero un balsamo, brodo caldo per l’anima di chi combatte ogni giorno con quelli che dovrebbero essere pilastri, certezze, che quando vengono meno fanno venir giù le fondamenta dell’amore verso sè stessi. Dal mio punto di vista uno scrittore vince nel momento esatto in cui riesce a far sintonizzare le emozioni di chi legge con quelle narrate nel suo scritto. In questo caso penso sia stato davvero un “game, set, match!”. Non tutti sono fortunati nell’avere un lieto fine come Giulia e Francesca, fatto di comprensione e amore che vanno oltre l’apparenza, ma ad ogni modo…anche solo leggerlo semina speranza. Penso che chiunque abbia provato questo dolore possa essere riconoscente all’autrice per averlo verbalizzato e reso fruibile anche a chi non ne è direttamente testimone. Infonde una speranza di futuro all’insegna dell’apertura e dell’accettazione del diverso come fonte di ricchezza e crescita profonda; di una società che va oltre le apparenze, ciò che è giusto o sbagliato, che si preoccupa solo di andare verso l’altro. Un passo alla volta, a braccia aperte e con un sorriso gentile”.

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