UNA PETIZIONE CONTRO I PATROCINI AL WCF VERONA

pubblicato in: cristinaobber.it | 0

articolo che ho pubblicato su LetteraDonna/Elle.

Non le manda a dire Mauro Bonato, dimessosi da capogruppo Lega Nord a Verona per protestare contro il Congresso mondiale delle famiglie che si prepara a radunare nella città veneta, dal 29 al 31 marzo 2019, molti esponenti del mondo cattolico più integralista (tra cui il russo Dmitri Smirnov, presidente della Commissione patriarcale per la famiglia e la maternità), i ministri Matteo SalviniLorenzo Fontana e Marco Bussetti. Appuntamento, che per altro, ha anche ricevuto i patrocini del ministero della Famiglia e le disabilità, della Regione Veneto e della provincia di Verona. Patrocini che hanno imbarazzato il governo, tra annunci di ritiro e smentite (il 20 marzo il ministro Lorenzo Fontana ha smentito la revoca), dopo che il movimento All Out ha lanciato una petizione che ne chiedeva il ritiro e che in pochi giorni ha raccolto più di 100 mila firme. «Fontana e Pillon vogliono riportarci al Medioevo», ha detto Bonato, che teme ripercussioni sul voto alle elezioni europee di maggio 2019, in un’intervista pubblicata sul quotidiano Il Dolomiti. Il due volte parlamentare nella Lega Nord dagli Anni ’90 ora ne parla come di «un altro partito»: all’epoca non si intrometteva nelle scelte delle persone, invece oggi «ti dice chi ti devi sposare» e le donne vorrebbe «mandarle a casa a fare la calza» (visione condivisa dal tanto discusso Congresso). Ne ho parlato con Yuri Guaiana, attivista milanese che nel 2017 fu arrestato a Mosca dove si trovava per consegnare al procuratore generale le firme raccolte sempre con All Out contro le torture delle persone omosessuali in Cecenia.

DOMANDA. Iniziamo raccontando cos’è e cosa fa All Out.
RISPOSTA.
 È un movimento che mobilita migliaia di persone ovunque lavorando a stretto contatto con organizzazioni e attivisti locali, per costruire un mondo in cui nessuno debba sacrificare la propria libertà, parte della propria vita o rinunciare alla propria dignità a causa del proprio orientamento sessuale o della propria identità di genere o di quella della persona che ama.

Come vi muovete?
Utilizziamo tattiche creative, online e offline, per attirare l’attenzione sulle iniziative, dal condividere dei contenuti a fare una donazione per finanziare un’azione, dal partecipare a una protesta di strada a firmare una donazione.

Come nel caso del Congresso mondiale delle famiglie.
Esatto. Appena è stato annunciato, abbiamo iniziato subito a lavorare su una campagna per mostrare chi sono e cosa sostengono alcuni dei relatori invitati. Alcune tra le maggiori associazioni che lavorano per i diritti umani nel mondo lo hanno definito un ‘gruppo d’odio’, ma moltissime persone in Italia non li conoscono e quindi ne sottovalutano il pericolo, le conseguenze che avrà sulle vite di tutte e tutti noi. Ci è sembrato importante dire agli italiani chi è atteso a Verona insieme ai nostri ministri.

Questo oltre alla petizione dunque.
L’idea è nata appunto quando è emerso che la Presidenza del Consiglio (attraverso il Ministero della Famiglia e della Disabilità), la Regione Veneto e la Provincia di Verona, avevano concesso il loro patrocinio che il Comune di Verona compariva tra gli sponsor. Insieme a 25 associazioni italiane ed europee, l’abbiamo lanciata per chiedere a tutte le Istituzioni italiane di non sostenere questa conferenza e di togliere tutti i patrocini.

Il Congresso riguarda una minoranza del mondo cattolico molto integralista, come mai tanta attenzione?
Perché accanto a loro spiccano evangelicali americani e ortodossi russi che non sono affatto minoranze nei loro Paesi d’origine e dispongono anche d’ingenti risorse grazie alle quali sono riusciti ad influenzare in maniera consistente l’approvazioni di leggi in diversi Stati. Io credo che in Italia non ci sia ancora consapevolezza dei rischi che corriamo e che il livello di attenzione non sia ancora sufficientemente alto.

Intanto si è fatto sentire anche il gruppo Donne per la Chiesa che ha contestato il ddl Pillon e parlato di uso strumentale della religione.
È chiaro che alcuni dei relatori presenti al Forum facciano un utilizzo politico della religione che offende la fede di molte persone, cosa che mi hanno confermato tante amiche e tanti amici credenti. Probabilmente l’episcopato cattolico se ne rende conto e preferisce adottare una certa prudenza.

Cosa intendi?
Mi limito ad osservare che, a parte le uscite del segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin (che ha dichiarato: «Siamo d’accordo nella sostanza, non nelle modalità», ndr), e della diocesi di Verona (che si astiene dal prendere parte al conflitto politico «su di un tema che, ritiene, non meriti il linguaggio violento e ideologico di questi giorni», ndr) sembra esserci una certa freddezza attorno a questa kermesse. Diversamente da quanto dimostrato da alcune Istituzioni italiane, che dovrebbero rappresentare tutti i cittadini e che, invece, fanno a gara a rilasciare patrocini.

Tu hai scritto il libro Il lungo ‘inverno democratico’ nella Russia di Putin (Diderotiana Editrice) in cui si parla dei legami tra l’ex Paese sovietico e il Congresso mondiale delle famiglie. Cosa pensi di questa alleanza?
Che sia molto pericolosa. La Russia è stata condannata più volte dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per violazione della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Lo sapevi che l’idea di organizzare questo tipo di eventi è nata proprio da loro nel 1995?

Non lo sapevo, ma non mi stupisce. Come sappiamo è atteso anche il presidente russo della Commissione patriarcale.
Sì, e puoi immaginare le sue posizioni sulle donne e la maternità. Ma il relatore che meglio incarna i rapporti tra una certa Italia, una certa Russia e l’evento di Verona è Alexey Komov che, oltre a essere rappresentante regionale del Forum, è stato ospite al congresso della Lega nel 2013 e, in seguito, è stato anche nominato presidente onorario dell’associazione di matrice leghista Lombardia-Russia.

Inquietante. Forse Salvini non ne parla pubblicamente per non perdere voti.
Sì, credo che molti elettori leghisti, se sapessero, alle europee farebbero scelte diverse.

Si è dimesso contestando proprio queste posizione il capogruppo della Lega Nord a Verona.
Mauro Bonato ha preso una posizione pubblica molto coraggiosa. Tra l’altro ha anche riconosciuto l’opportunità della nostra petizione.

Anche Di Maio ha preso le distanze da Salvini sul Congresso, l’ha definito «La destra del sfigati». ‘Sfigati’ non ti sembra riduttivo?
Lo è. Credo, però, che se Di Maio vuole davvero prendere le distanze dovrebbe convincere il governo, di cui è autorevole esponente, a ritirare il patrocinio.

Cosa che, ricordiamo, chiedono anche le 100 mila persone che in pochi giorni hanno firmato la petizione. Cosa ti senti di dire a chi non l’ha ancora fatto. 
Che dobbiamo unirci per dire a gran voce che quel Congresso e quella concezione della famiglia non ci rappresentano, che non vogliamo tornare indietro. Una firma è un piccolo sforzo ma importantissimo, per il bene di tutte e di tutti.

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