vita da miss: tra lato B e lato oscuro

articolo che ho pubblicato su LetteraDonna/Elle.

Sono andata sul sito del canale NOVE per vedermi un video di Crozza, e una foto ha attirato la mia attenzione: una donna con coroncina tra i capelli e un titolo che ricorda una canzone degli Homo sapiens: Belle da morire.
Ho cliccato e… Non volevo crederci: «Abbiamo analizzato il lato oscuro delle reginette», si legge nella presentazione, come se ci fosse qualcosa di oscuronell’essere miss, qualcosa di malvagio che attira la violenza su di sé e, come specifica la frase successiva, rende la bellezza una colpa: «Queste sono le storie di delitti le cui vittime avevano solo una colpa: essere troppo belle».
E se ancora non fosse chiaro: «Ecco le ricostruzioni delle storie di queste sfortunate ragazze che sono state, purtroppo per loro, Belle da morire».
Questo è il titolo del programma, anzi del Docu Reality, versione italiana dell’originale Beauty Queen Murders, che NOVE, nonostante non sia una novità, ha sulla home page della sezione video. Nella sigla la coroncina da reginetta sgorga gocce di sangue.

Tra le storie c’è Beth, che finisce per essere tra le vittime di un serial killer che si finge fotografo di moda; oppure Peggy Sue, complice dell’amica che uccide il marito per incassare i soldi dell’assicurazione. Perché sia chiaro che, vittime o carneficipoco importa, il lato oscuro delle reginette c’è, e va smascherato.
Tutte le protagoniste hanno in comune una sfolgorante bellezza, adorano farsi ammirare e sono avide di denaro e successo.
Vi riassumo qui l’episodio numero 6 che contiene un così alto numero di stereotipi sessisti che persino Trump potrebbe indignarsi.
Dispiace, scena dopo scena, che si parli senza pudore di una ragazza davvero esistita, e uccisa, di nome July.
La ricostruzione inizia con July (una biondissima e bellissima attrice recita appunto questa parte) che esce dall’acqua in bikini e ci viene descritta – e mostrata – come una ragazza che vive guardandosi intorno tra un cocktail e l’altro, che amava divertirsi; poco dopo la vediamo esanime mentre lascia l’impronta della sua mano insanguinata sul muro.
Ci sono spezzoni di interviste ad amici e familiari (autentici) in cui Julie viene descritta con gli aggettivi vulnerabile, audace, estroversa, s, irresistibile. Immagino che le interviste ai parenti contenessero più informazioni ma quello che viene estrapolato nel montaggio è questo.
Di lei si dice che puntava alla fama, si godeva la vita da single, continuava ad attirare l’attenzione di altri uomini, che era la prova vivente che le bionde si divertono più delle altre (lo scopro ora, e qui non sembra che sia un bene).
Che la vita di provincia le stava stretta e che vivere a 100 all’ora comporta dei rischi (Ah ecco, meno male che sono castana e mi sono divertita di meno).
Che da come July è stata ferocemente aggredita e pugnalata si evince che «Qualcuno ha voluto fargliela pagare per qualcosa», nel caso non fosse chiaro che Chi la fa (di farsi desiderare) l’aspetti (di farsi assassinare).
Quando il fratello di July dice che lei amava stare al centro dell’attenzione ma non le bastava mai, è ormai chiaro che ad ucciderla deve essere stata la sua ingordigia di piacere, il suo ego.
La voce narrante ci dice che l’attenzione che si desidera a volte si paga a caro prezzo, e questo più che una constatazione sembra un monito, un destino segnato per ogni ragazza che ambisca a lavorare nel mondo del cinema e della moda; infatti sullo schermo scorrono immagini di July che si trucca, July che si pettina, July che si specchia, July che si esibisce in costume e in abito da sera e sorride ammiccante al pubblico del concorso di bellezza che naturalmente vincerà euforica.
Mentre July sfila la telecamera inquadra gli sguardi di alcuni uomini presenti e la voce narrante ci parla di anime nere e l’esperta di concorsi ci svela che «ci sono cose pericolose là fuori, fan ossessivi, fidanzati squilibrati e questa bellissima ragazza si è esposta, evento dopo evento, aprendo la porta ai malintenzionati».
Altre frasi come «se sei reginetta diventi vulnerabile perché sei sotto gli sguardi anche di chi può essere pericoloso» ci dicono che ogni miss è responsabile di eventuali violenze subite poiché nell’esibire la propria bellezza si espone automaticamente a rischi che qui appaiono «comprensibili».
Ecco svelato l’arcano. Gli uomini ossessivi esistono, punto. Mostrare la propria bellezza significa aprire loro la porta, lasciarli entrare, ovvero per dirla comunemente, «andarsela a cercare».
Va da sè che July divorzi dal maritino provinciale e affettuoso quando incontra Steven che le offre la vita sfavillante che ha sempre sognato saldandole pure i debiti accumulati fin lì; di amore, ovviamente, non si parla.
La narrazione fa un salto di due anni e si arriva al 1996, data della tragedia che si sta ricostruendo.
Julie ha lasciato anche Steven perché, ci dicono, uno spirito libero non può accettare la gelosia e lui la voleva ancora sotto il suo controllo. Ancora? (traduzione: avere sotto controllo la propria fidanzata è da considerarsi normale per un certo periodo). Si dice che Steven era un uomo possessivo che stava perdendo la sua proprietà, e questa ci pare l’unica frase che rispecchi la realtà: per un possessivo la donna è la propria donna, una proprietà appunto.
Ecco che viene ritrovato il corpo di July, accoltellata. Accanto a lei Steven, con le mani insanguinate, dice di averla trovata già morta.
Mentre la voce narrante dice che lui aveva un movente, il poliziotto in video sta guardando una foto di July e dice «Bellissima ragazza» (traduzione: Evvai col binomio movente-bellezza, leitmotiv dell’intero episodio).
Il detective intervistato ci dice che l’efferatezza del delitto rivela che l’omicida doveva essere furioso con July per qualche particolare emotivo (traduzione: le emozioni ci giocano dei brutti scherzi).
Spunta George, ricchissimo playboy con cui July aveva fatto amicizia sperando in una spintarella nel mondo della pubblicità, salvo poi rifiutare le sue avances (traduzione: July era una vera manipolatrice, avida e ingrata).
Durante le indagini si scopre che George è un uomo violento e che il rifiuto di July, su cui aveva speso molto denaro in costosissimi regali, potrebbe aver scatenato la sua furia (traduzione: se ti riempio di regali e poi non mi dai quella cosa lì, passi dalla parte del torto).
Poi spunta Greg, vicino di casa di July, un modesto giardiniere fuori dai suoi giri ma certamente colpito dalla sua bellezza. Infatti ci spiegano che una ragazza così bella può diventare per chiunque una ossessione fatale e che July nella sua breve vita di bellissima ragazza aveva collezionato una lunga lista di ammiratori con il cuore infranto (traduzione: se sei bellissima e hai una personalità dirompente ogni cuore infranto te la può far pagare perché all’ossession non si comanda).
Alla fine si scopre che il caso è a tutt’oggi irrisolto, ad uccidere July non è stato con sicurezza nemmeno un certo David, anche lui con un lato oscuro e predatore sessuale recidivo. Che sia stato davvero il suo ego?
L’unica cosa certa è che July aveva delle natiche da urlo perché l’ultima inquadratura su di lei accoltellata non lascia dubbi.
La voce narrante è certa che i suoi amici oggi «Si consolano con il ricordo della sua luminosa bellezza» (traduzione: se sei una cozza ti rimpiangono di meno).
Dopo le ultime parole della madre, con la voce rotta dal pianto, ecco che ci ricordano che July era strepitosa nel suo bikini, si sa mai che ci dimenticassimo quanto sorrideva.
Fine dell’episodio 6.
Detto ciò, leggo che Nove Tv punta su personaggi molto amati come Fabio Volo, Roberto Saviano, Antonino Cannavacciuolo e non ultimo Crozza a cui chiedo di dedicare un siparietto a questo docu-reality, indossando una parrucca bionda e ammiccando verso Checco Zalone.
A proposito di Crozza, Laura Carafoli (manager di Discovery Italia) ha detto: «Siamo orgogliosi di averlo con noi a contribuire a dare al NOVE un’anima contemporanea».
E io le chiedo: Belle da morire è un prodotto contemporaneo? Della contemporaneità cosa rappresenta se non ciò che vorremmo dimenticare? Non è forse l’ennesima svalutazione delle donne mostrate come oggetti seducenti/soggetti seduttivi che si vanno a cercare una violenza maschile indiscutibile e ineluttabile?
Siamo nel 2017. La contemporaneità, un prodotto così, lo chiude.

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