Acquista

E io qui, nuda, pubblicato da Settenove edizioni, è il nuovo romanzo di Cristina Obber, scrittrice e giornalista, già autrice dei fortunati L’altra parte di me (Piemme) e Siria non amour (Piemme).

Una storia di amore e amicizia, ma anche di trasformazione, riconoscimento e libertà, che coinvolge i due principali protagonisti in un dialogo continuo tra i diversi punti di vista. 

Vari sono i temi che ruotano intorno alla storia d’amore tra Stella e Jacopo e al loro gruppo di amiche e amici: 

Il tabù della malattia, in questo caso l’alopecia (il libro si concentra sullo smarrimento che una malattia che compromette l’aspetto fisico più causare) che può invece essere semplicemente parte della vita; 

la ricerca della nostra autenticità in un mondo che ci propone modelli preconfezionati; quanto sia difficile volersi bene senza giudicarsi con gli occhi degli altri. 

E ancora, i vari piani del desiderio in una relazione d’amore, il valore dell’amicizia nei momenti difficili, quanto sia importante imparare a chiedere aiuto, quanto l’Attenzione e la Cura reciproca siano una spinta a non sentirsi soli in un mondo non sempre accogliente.

Attraverso il personaggio di Jacopo il libro dà voce a un maschile spesso invisibile. Nella sua esperienza decennale in tante scuole superiori di tutta Italia per dialogare su stereotipi e sessismo, l’autrice ha sperimentato quanto i maschi si sentano in gabbia in modelli di virilità e di relazione che sentono lontani da sé e soffrono per sentirsi inglobati in un immaginario del maschile che non li rappresenta. Jacopo è un ragazzo che rompe con lo stereotipo del bello e dannato, è sensibile, ama studiare, sa essere un buon amico e soprattutto sa rispettare Stella anche nel suo dolore, lasciandole lo spazio e il tempo di cui ha bisogno senza mai smettere di amarla e desiderarla.

Attraverso la malattia Stella si metterà a nudo con se stessa e riuscirà a ritrovarsi grazie anche all’amore di Jacopo e a una nonna amorevole. Perché il dolore non va nascosto né rifiutato, va accolto, elaborato, compreso, condiviso. Perché dobbiamo imparare a prenderci cura delle nostre ferite. Questo significa crescere.

Perchè la vita può essere un’esperienza meravigliosa se impariamo ad amarci per tutto ciò che siamo, anche con le nostre fragilità, perchè sono parte della nostra forza

Alcuni commenti alla lettura del libro:

«Nelle malattie psicosomatiche il processo che porta a stare bene è lento, spesso tortuoso. Perché in tutto il primo pezzo di strada si corre ai ripari con il ricorso a cure per far passare tutto il prima possibile, come se si desiderasse passare una spugna e cancellare tutto velocemente. Poi arriva la cura, l’attesa e il prendersi il tempo di vivere in un altro modo, di vivere e basta e di amarsi, nonostante. Il libro di Cristina Obber mi ha commosso per la delicatezza con cui rende questi passaggi, dando voce al dolore, all’assenza e all’effetto sul fuori con semplicità, con rispetto. È una storia d’amore, verso sé e verso gli altri. È una storia che parla di vita. Non ci si salva soli». 

Valentina Tollardo / psicologa e psicoterapeuta

«Questo libro mi ha entusiasmato, è carico di input positivi. Dovrebbe essere tutta così la letteratura per ragazzi. Dal linguaggio, alle dinamiche di una relazione sana, al rispetto e sostegno dell’altro, all’amore che vede e mette al centro l’altro senza alcuna prevaricazione, alla relazione che è anche altro oltre il corpo, alle eta’ della vita e il coraggio di essere sè stessi oltre gli stereotipi». 

Francesca Visentin / giornalista

Il romanzo sebbene rimanga sulle ali di una storia d’amore, come altre, in realtà traccia alcune altre verità, temi che la scrittrice conosce bene, e che giustamente mette sul piatto, quasi anche qui per un invito alla riflessione, sia che parti da una ragazzina, da un giovane o da un adulto è indifferente. La coscienza di ciò che ci succede attorno è un’arma fondamentale per proseguire nei nostri passi. Ecco, il libro ha senz’altro questo di importante, è un tassello in più verso quello stato di vivere senza falsità propria e rivolta agli altri, che può far aprire gli occhi. 

È un sollecito, un incalzo alla consapevolezza. 

Olympia in scena / Rivista

La prima voce narrante è quella di Stella. Lei è una delle poche protagoniste “normali”, nel senso che non rientra nei canoni soliti di magrezza e bellezza, con cui il mondo della letteratura condiziona le nostre ragazze. La seconda voce narrante è quella di Jacopo, un ragazzo capace di cura, anche quando la vita di Stella prende una brusca virata e lei si ammala. Una malattia che la tocca nell’aspetto fisico e la rende, in un momento delicato come l’adolescenza, fragilissima. Anche qui c’è una storia d’amore ma é una bella storia d’amore, senza principi che salvano e principesse salvate, in questa storia ci si salva un po’ tutti a vicenda: adulti e ragazzi. E come dice la Obber, in una delle ultime pagine, attraverso un abbraccio di Stella con la zia medica, Il dolore avvicina le persone, come la speranza. Consiglio questo libro non solo agli adolescenti, direi dai 13 anni in su, ma anche a chi ha figli e figlie di quell’età, per comprenderli e imparare a “guardarli” sul serio. E se gli insegnanti facessero girare questo testo un po’ nelle scuole, potrebbero creare una bella occasione di crescita, per tutti. 

Cinzia Pennati / scrittrice

È molto difficile che una persona di una generazione differente dalla nostra riesca a capirci così bene, che riesca a capire le nostre esigenze e le nostre problematiche, eppure ci è riuscita benissimo. La cosa che mi ha colpito di più leggendo il libro, mi sembrava di parlare con una mia amica.

Nicolò Orlando / 18 anni, studente

Guarda la video intervista