Che io entri in una scuola o in un’azienda, fare formazione significa per me entrare in relazione, raccontare e ascoltare, fare parte di un cambiamento che in quell’incontro è già in essere.

Che è possibile. 

Formazione non significa per me soltanto passaggio di saperi e competenze; è un’esperienza trasformativa, di conoscenza e di crescita, anche mia. 

Lo faccio con passione perché credo nelle persone, nel loro saper dare il meglio quando sono messe nelle condizioni di farlo. 

E questo vale per un ragazzo di 16 anni o per una manager di 50.

Offrire strumenti di conoscenza e consapevolezza permette alle persone di aprire nuove finestre a cui affacciarsi con curiosità, di percorrere nuove strade con scelte maggiormente responsabili che  rispondano con maggiore Cura a ciò che si è e che si desidera essere, nel privato e nella professione.

I momenti formativi sono esperienze di reciprocità che ci sostengono nel compito non sempre facile di convivere, di stare fianco a fianco nell’aula di una scuola, di lavorare insieme nel reparto di una fabbrica o in un ufficio; di sentirci cittadini e cittadine parte di un insieme in cui la nostra vita privata e la nostra performance lavorativa si intersecano tra loro, nella vita reale e in quella virtuale, vite dai confini sempre più sfumati. 

Formazione è analizzare obiettivi, comprendere bisogni e peculiarità, condividere una visione, fornire strumenti per lo sviluppo e l’integrazione con una cultura internazionale -anche aziendale- sempre più attenta al benessere della vita e al rispetto dei diritti umani fondamentali.

Formazione è partecipazione.